Nella PA chi segue le forniture energetiche?

L’ufficio Tecnico o amministrativo? Quali i compiti da svolgere? Gli uffici si rimpallano l’incombenza ma gli incentivi del nuovo Codice potrebbero cambiare le cose.

E’ la domanda che poniamo ogni giorno a decine di PA, prevalentemente amministrazioni Comunali. Considerato che i Comuni fanno tutti la stessa attività, ci aspetteremmo una risposta sostanzialmente univoca. Purtroppo, non è così. In alcune Amministrazioni la competenza è affidata agli uffici tecnici, in altre agli uffici amministrativi. L’elemento che accomuna tutti gli uffici è la speranza che le forniture siano seguite da qualcun altro.

Occuparsi delle bollette all’interno di una PA può essere particolarmente frustrante. Comporta tanto lavoro, importanti responsabilità e poche gratificazioni. In mancanza di regole chiare, è intuibile che la competenza in materia possa essere oggetto di rimpalli di responsabilità tra uffici. Una regola non scritta, che molti dipendenti pubblici seguono ciecamente, recita: “Bollette: se le conosci, le eviti”.

Gestione forniture energetiche, cosa bisogna fare?

E’ così complicato pagare le bollette? Chi pensa che sia un’attività semplice sottovaluta l’importanza del tema, che coinvolge la terza voce del bilancio comunale e il maggior numero di fatture liquidate. Si consideri che un comune di 10.000 abitanti, con la gestione diretta della Pubblica Illuminazione, è intestataria dai 100 ai 150 POD.

Il pagamento della bolletta è solo l’ultimo atto di un processo amministrativo che inizia con lo stanziamento delle somme necessarie. Quanto spenderemo per l’energia elettrica e il gas? Considerata l’attuale volatilità del mercato e l’assenza di contratti a prezzo fisso, non possiamo limitarci a mettere in bilancio la somma stanziata l’anno precedente, come accadeva in passato. Si programma la spesa energetica con la consapevolezza che sarà necessario monitorare la dotazione finanziaria, e procedere alle necessarie rettifiche in corso d’anno.

Il passo successivo è il rinnovo dei contratti di fornitura in scadenza, che hanno una durata di 12 mesi. Dopo lo scoppio della crisi, Consip ha eliminato i contratti più lunghi dal Capitolato Tecnico delle Convenzioni per l’acquisto di energia elettrica e il gas. Ogni 12 mesi occorre trasmettere l’ordinativo di fornitura, con il timore di commettere un passo falso, che potrebbe comportare l’applicazione del Servizio di Salvaguardia. Un evento che avrebbe conseguenze molto pesanti per le casse dell’Ente (Esiti Salvaguardia 2023-24. il Nord ride, il Sud piange). Conseguenze ancora più pesanti si avrebbero se ci si affidasse al sedicente Broker energetico che si presenta agli uffici comunali con la soluzione in tasca, offerta gratuitamente! Raccontano di risparmi mirabolanti conseguibili con indagini di mercato che, guarda caso, portano all’individuazione dell’operatore economico dal quale il broker percepisce laute provvigioni, incassate sottobanco (Danno erariale Energia elettrica. Dalla Campania la prima sentenza della Corte dei Conti).

L’appuntamento con il rinnovo contrattuale potrebbe complicarsi in caso di debiti pregressi con il fornitore aggiudicatario della Convenzione Consip che, in alcune regioni, coincide con il fornitore esercente il Servizio di Salvaguardia. Forte della facoltà di sospendere l’ordinativo, il fornitore approfitta del momento del rinnovo contrattuale per recuperare le somme non incassate in passato. Un passato che potrebbe essere anche “passato remoto”. Chi ha voglia di riconciliare l’estratto conto del fornitore con le registrazioni contabili dell’Amministrazione?

Stipulato il contratto, occorre verificare la corretta esecuzione da parte del fornitore. Il fornitore ha fatturato in maniera conforme al contratto? Chi controlla la bolletta? In teoria dovrebbe farlo il RUP, quando esercita il ruolo di Direttore dell’Esecuzione del Contratto. Il RUP riesce a controllare i corrispettivi indicati in decine o centinaia di bollette? Può verificare se i quantitativi di energia fatturati sono in linea con i consumi attesi? E’ oggettivo che il RUP (o il DEC) non è Superman o Wonder Woman. Il RUP è un comune mortale che, in mancanza di alternative, è costretto a far finta di controllare e a liquidare sostanzialmente al buio, esercitando un vero e proprio atto di fede.

La liquidazione è una corsa contro il tempo. Il processo amministrativo che porta all’accredito dell’importo dovuto sul conto corrente del fornitore deve concludersi entro 30 giorni. Di mezzo ci sono i controlli, l’accettazione delle fatture, la registrazione contabile, l’atto di liquidazione, l’invio del mandato di pagamento al tesoriere e l’effettivo pagamento. Se qualcosa va storto, si paga in ritardo con l’applicazione di interessi passivi che per la PA oggi superano il 10%! Il quadro si complica ulteriormente quando il fornitore ricorre alla cessione del credito. Una PEC di messa in mora ricevuta dal cessionario del credito può determinare disturbi del sonno al povero funzionario chiamato a riscontrare.

Le preoccupazioni del RUP

Dopo questa carrellata di attività da svolgere, riproponiamo la domanda del nostro articolo. Nella PA chi segue le forniture energetiche?

Da un punto di vista formale la competenza sulla gestione del contratto spetta al RUP (Responsabile Unico del Procedimento) che può avvalersi del DEC (Direttore dell’Esecuzione del Contratto), nomina obbligatoria per le forniture che superano la soglia dei 500.000 euro (ANAC – Linee guida n.3 “Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico di procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni”).

La nomina di RUP non può essere rifiutata e, quando riguarda la fornitura di energia elettrica, può essere percepita come una condanna. Le preoccupazioni del RUP sono comprensibili. Se il RUP lavora nell’ufficio amministrativo, si argomenta il dissenso appellandosi alla mancanza di competenze tecniche. Se il RUP è dell’Ufficio Tecnico si fa presente che l’acquisto compete agli uffici amministrativi, in quanto la gestione del contratto richiede più competenze contabili e finanziarie che competenze tecniche.

Come anticipato all’inizio del nostro articolo, c’è il rischio di un vuoto organizzativo che, se consideriamo l’entità della spesa per l’energia elettrica e gas, potrebbe avere conseguenze rilevanti.

Gli incentivi previsti dal nuovo codice, potrebbero mettere tutti d’accordo

La reazione alla nomina di RUP o di DEC potrebbe radicalmente cambiare se si prendono in considerazione gli incentivi alle funzioni tecniche previsti dal nuovo Codice degli Appalti in vigore dallo scorso luglio.

I RUP e i DEC potrebbero passare dallo stato depressivo a quello euforico, se acquisissero la consapevolezza che con il nuovo Codice l’incentivo, fino al 2% del valore della fornitura, può essere previsto anche per l’acquisto di energia elettrica in adesione alla Convenzione Consip!

Una vera rivoluzione per chi si occupa di forniture energetiche, soprattutto per gli uffici amministrativi che hanno guardato con invidia i compensi riconosciuti ai colleghi tecnici.

Quali sono le novità del nuovo Codice in materia di incentivi per funzioni tecniche? Quando, come e in che misura gli incentivi possono essere concessi ai dipendenti pubblici coinvolti nel processo di acquisto di energia elettrica e gas in adesione alle Convenzioni Consip?

Saranno domande alle quali risponderemo nel prossimo articolo, che pubblicheremo a breve.

Live Webinar: Come riconoscere gli incentivi al RUP per l’acquisto di energia elettrica e gas

Vista l’importanza del tema, che potrebbe fornire quella gratificazione che fino ad oggi è mancata a chi si occupa di forniture energetiche, stiamo già lavorando al webinar gratuito dal titolo “Come riconoscere gli incentivi al RUP per l’acquisto di energia elettrica e gas”, in programma il 28 maggio 2024 alle ore 10.00.

L’evento gratuito è riservato a tutti i dipendenti pubblici. I posti sono limitati, iscriviti subito.

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