Danno erariale Energia elettrica. Dalla Campania la prima sentenza della Corte dei Conti

Risale al 2012 l’obbligo di utilizzo delle Convenzioni Consip per la fornitura dell’energia elettrica e del gas. Dopo 10 anni arriva la prima sentenza.

Una sentenza molto pesante, che punisce un comportamento molto diffuso tra le PA, specie tra le Amministrazioni Comunali. In un Comune di appena 10.000 abitanti, pochi mesi di fornitura fuori Consip nel 2018 hanno generato un danno erariale di 60.000 euro oltre IVA. Il Dirigente ha patteggiato versando 16.000 euro, pari al 35% del danno. Il funzionario RUP del procedimento è stato condannato in primo grado al risarcimento di 20.000 euro.

Una sentenza che arriva dalla Corte dei Conti sezione regionale Campania e che probabilmente sarà un riferimento per altre procure contabili del resto d’Italia.

L’identikit dell’amministrazione pubblica fuori Consip

Leggendo la sentenza (scaricabile al seguente link SENTENZA-CORTE-DEI-CONTI-OMISSIS), ritroviamo fenomeni che ci capita di incontrare frequentemente e che ci hanno sempre fatto nascere un interrogativo. Come è possibile che un obbligo di legge così chiaro, come quello di utilizzare le Convenzioni Consip o delle Centrali di Committenza Regionale per l’acquisto di energia elettrica e gas, possa essere ignorato da una buona fetta di amministrazioni pubbliche?

Se sul mercato esistessero offerte migliorative, la cosa sarebbe comprensibile. Purtroppo non è così. In anni di lavoro e di confronto con le PA di tutta Italia, non ci è mai capitato di trovare offerte sul mercato libero, senza gara, con condizioni realmente migliori rispetto alle Convenzioni Consip per l’acquisto di energia elettrica o gas. Come si spiegano fenomeni di questo tipo? Qual è l’identikit dell’amministrazione pubblica fuori Consip? Identifichiamo tre categorie:

  1. Amministrazioni respinte per morosità, che non riescono a sanare una posizione debitoria con il fornitore aggiudicatario della Convenzione Consip. Purtroppo la crisi energetica non aiuta, e la platea di amministrazioni che versano in questa condizione è sempre più ampia;
  2. Amministrazioni dormienti, che semplicemente ignorano la necessità di sottoscrivere un contratto per acquistare energia elettrica o gas. Queste amministrazioni sono in fornitura con un servizio di ultima istanza (Servizio a Tutele Graduali o Salvaguardia) o con contratti che possiamo definire “preistorici”, la cui data di sottoscrizione si perde nella notte dei tempi.
  3. Amministrazioni vittime delle offerte a scosto Consip, che ripongono cieca fiducia nelle promesse di venditori senza scrupoli che narrano di risparmi mirabolanti, puntualmente smentiti con la lettura del contratto o la verifica dei corrispettivi presenti in bolletta.

Nella sentenza è riportato in modo impietoso quest’ultima fattispecie.

Lo sconto su Consip non esiste

Il copione è sempre lo stesso. Al funzionario viene prospettato il classico contratto a Sconto Consip che, come non ci stancheremo mai di ripetere, per le caratteristiche proprie delle gare Consip per l’acquisto di energia elettrica e gas, è un concetto che non esiste in natura (sul tema Energia Elettrica e gas: lo sconto su Consip non esiste!). La proposta del fornitore “Pinco Pallo”, che promette “un risparmio rispetto al gestore Consip del 12%”, nella realtà determina un danno erariale di 6.000 euro al mese “per l’applicazione di oneri e altre condizioni economiche radicalmente escluse dai fornitori aderenti alle convenzioni Consip”.

A distanza di 4/5 anni dall’episodio risalente al 2017, la Corte dei Conti interviene con una sentenza esemplare, che condanna la “condotta caratterizzata da colpa grave; quest’ultima, desumibile dall’evidente ed inescusabile superficialità che ha dettato il mancato ricorso al fornitore del sistema convenzionale Consip durante i periodi di fornitura in regime di maggior tutela, la prosecuzione nella mancata opzione per il fornitore convenzionato Consip, nonché l’instaurazione di un rapporto di fornitura con diverso operatore del mercato libero pur in assenza di condizioni di miglioria economica”.

Prima della visita del venditore del fornitore Pinco Pallo, l’Amministrazione Comunale apparteneva alla categoria delle PA dormienti, in fornitura con un contratto di Tutela, con bollette pagate alla cieca, facendo finta che il codice degli appalti non fosse applicabile alle forniture di energia. In questi contesti i venditori porta a porta senza scrupoli trovano terreno fertile, e agiscono con il classico raggiro dell’offerta a Sconto Consip, che dovrebbe essere considerata “induzione in danno erariale”.

Nella sentenza di condanna, troviamo la descrizione di quello che accade solitamente in questi casi. Le proposte contrattuali vengono accompagnate da tabelle comparative che narrano di una fantomatica indagine di mercato tra operatori dove, guarda caso, l’offerta migliore è proprio quella della società dalla quale l’intermediario percepisce laute provvigioni. A corredo delle proposte troviamo tabelle comparative con prezzi messi un po’ a caso, e confronti tra grandezze non omogenee; ad esempio riferite a prezzi di momenti diversi o di forniture con caratteristiche diverse, ad esempio prezzi variabili con prezzi fissi.

La tesi della difesa

La condotta per colpa grave è evidente.

Il dirigente si è subito reso conto di avere una posizione indifendibile, e delle conseguenze di una eventuale condanna, e ha preferito patteggiare, versando sull’unghia 16.000 euro.

Il funzionario che ha istruito il procedimento ha preferito la strada della difesa e alcuni passaggi della sentenza sono esilaranti, per quanto ci raccontano dei tentativi di non ammettere una negligenza evitabile. Come ci si difende da un comportamento del genere?

In primis si è invocato un grande classico nel nostro paese: la prescrizione, ritenendo che il danno risalga al momento della firma del contratto e non al pagamento delle bollette, peraltro avvenuto anche in ritardo. Magari, se avesse pagato puntualmente, la prescrizione sarebbe potuta intervenire!

In seconda battuta, il funzionario fa riferimento all’esaurimento dei quantitativi di energia disponibili della Convenzione Consip. Questa è una tesi ricorrente da parte degli enti fuori Consip, che merita un chiarimento: non si è mai verificato nella storia delle Convenzioni Consip che non ci fosse una Convenzione disponibile. L’unico caso si è verificato in pochi mesi del 2017, quando in alcuni lotti nessun fornitore subentrò all’aggiudicatario Gala, rimasto senza un contratto di dispacciamento.

Il presunto esaurimento dei quantitativi avrebbe indotto l’Amministrazione ad un’indagine di mercato per ottenere condizioni migliorative rispetto alle Convenzioni Consip. Naturalmente, i magistrati contabili non hanno trovato nessuna prova scritta della presunta indagine di mercato. In compenso hanno rinvenuto il documento di offerta del fornitore Pinco Pallo che prometteva il risparmio del 12%. Il calcolo era stato effettuato prendendo a riferimento un prezzo fisso Consip dell’anno precedente. Come testualmente riportato nella sentenza “Sarebbe stato sufficiente che l’amministrazione, invece di dare fiducia a quanto riportato dall’agente della società di vendita, avesse effettuato un semplice ed autonomo controllo sul sito CONSIP”.

Con la crisi aumenta il rischio di passi falsi

Con lo scoppio della crisi energetica l’acquisto di energia elettrica attraverso le Convenzioni Consip e il mantenimento del contratto è diventato più complicato.

Ad esempio, i fornitori aggiudicatari delle Convenzioni Consip hanno la facoltà di non accettare l’ordinativo se l’Ente che effettua l’ordine deve ancora saldare precedenti bollette scadute.

Con la crescita dei prezzi tante amministrazioni sono in ritardo con i pagamenti e, se non hanno i fondi per saldare i debiti pregressi, il fornitore non è obbligato a dare esecuzione al contratto.

La crisi energetica ha reso i fornitori meno meno tolleranti di un tempo. L’aumento della volatilità e dei prezzi dell’energia ha aumentato i rischi e i fabbisogni finanziari degli operatori, che si trovano improvvisamente in crisi di liquidità, a praticare condizioni economiche definite prima della crisi. E’ comprensibile che non abbiano nessuna voglia di essere tolleranti. Ai fornitori si può chiedere di rispettare gli impegni contrattuali, ma non si può pretendere che facciano beneficenza, salvando gli enti pubblici in difficoltà.

Lo spettro della Salvaguardia è dietro l’angolo e le conseguenze di un passo falso aumenteranno esponenzialmente da gennaio 2013, quando saranno applicati i corrispettivi del Servizio di Salvaguardia definiti dalla gara del mese scorso (sul tema Esiti Salvaguardia 2023-24. il Nord ride, il Sud piange).

Se un’amministrazione finisce in Salvaguardia a causa dell’impossibilità di pagare le bollette esorbitanti di questi ultimi mesi, può configurarsi la colpa grave e il danno erariale? I dirigenti e i funzionari dell’ente potrebbero essere chiamati a rispondere? Sicuramente sarebbe una fattispecie decisamente diversa da quella descritta nella sentenza e ci sarebbero tutte le attenuanti del caso. Tuttavia, il risultato per le casse dell’Ente non cambierebbe. Nelle regioni del Sud, con il parametro Omega tra 100 e 200 €/MWh, una mancata copertura contrattuale per la fornitura di energia elettrica rende concreta la prospettiva del dissesto.

13 dicembre Workshop gratuito (edizione speciale)

Stiamo attraversando la peggiore crisi energetica della storia ed è necessario attrezzarsi degli strumenti necessari per poter gestire una risorsa preziosa come l’energia.
Come fare? Ne parleremo il 13 dicembre nel corso del Workshop gratuito dal titolo La gestione delle forniture in tempo di guerra.

Sarà un’edizione speciale. Oltre ai clienti attivi con il servizio BenchMonitor, sono invitati a partecipare tutti gli amministratori e i dipendenti pubblici delle 100 amministrazioni che ci hanno fatto visita, nonché gli enti che hanno fatto richiesta di preventivo negli ultimi 3 mesi.

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