lunedì, 21 Settembre, 2026

Crisi energetica 2026: quanto aumenta la spesa elettrica degli enti pubblici

Crisi energetica 2026: quanto aumenta la spesa elettrica degli enti pubblici

Una settimana dopo aver analizzato la nuova corsa dei mercati energetici, proviamo a tradurre il rialzo dei prezzi in numeri di bilancio. Nella nostra simulazione il costo dell’energia elettrica del secondo semestre aumenta di circa il 31% rispetto al primo. Per gli enti pubblici è il momento di verificare se gli stanziamenti sono ancora sufficienti.

Al rientro dalle ferie, gli uffici finanziari sono alle prese con i mandati di pagamento delle fatture di energia elettrica emesse ad agosto e riferite ai consumi di luglio 2026. È iniziato il secondo semestre e i primi effetti della crisi energetica si vedono già. A luglio il PUN, l’indice di riferimento del prezzo dell’energia all’ingrosso, è salito da 132 a 157 €/MWh. È un dato che preoccupa, ma che, preso da solo, potrebbe ancora essere letto come una normale tensione estiva: nel mese più caldo dell’anno non è insolito registrare prezzi più elevati.

Il problema è che il rialzo non si è fermato a luglio. Ad agosto il PUN è arrivato a 180 €/MWh e, da settembre a fine anno, il mercato esprime prezzi abbondantemente superiori a 200 €/MWh. Per il secondo semestre, quindi, i costi dell’energia elettrica si collocano su livelli nettamente più alti rispetto a quelli su cui erano stati costruiti i bilanci.

L’obiettivo di questo articolo è quantificare la maggiore spesa attesa nel secondo semestre.

Ho speso 500 nel primo semestre: bastano gli altri 500?

Partiamo dalla domanda che molti uffici finanziari si stanno ponendo.

Se per il 2026 ho stanziato 1.000 e nel primo semestre ne ho spesi 500, posso pensare di arrivare a fine anno con gli altri 500?

A inizio luglio avremmo probabilmente risposto: sì, possiamo farcela.

Oggi la risposta è diversa.

Come abbiamo analizzato nell’ultimo articolo La crisi energetica è tornata, il rialzo dei mercati si farà sentire pesantemente sul costo dell’energia del secondo semestre.

In poco più di due mesi, la quotazione future del quarto trimestre 2026 è passata da circa 137 a 218 €/MWh: un aumento vicino al 60%.

È importante precisare un punto: un future non è una previsione certa di quello che accadrà. È il prezzo che il mercato esprime oggi per l’energia che sarà consegnata nei prossimi mesi e può ancora salire o scendere.

Per chi deve predisporre un bilancio, però, è esattamente l’informazione che serve: quanto costerebbe oggi acquistare l’energia che verrà consumata nei prossimi mesi?

A questo punto proviamo a tradurre il rialzo dei mercati in un importo di bolletta.

Nel secondo semestre il costo sale del 31%

Partiamo da una simulazione.

Abbiamo considerato una fornitura Consip in Lombardia, in bassa tensione, con potenza di 10 kW e consumo annuo di 20.000 kWh.

Sulla base delle quotazioni rilevate il 10 settembre, il costo unitario complessivo della simulazione passa da circa 275 €/MWh nel primo semestre a 360 €/MWh nel secondo.

L’aumento è del 31%.

Perché l’aumento della bolletta è inferiore a quello del prezzo all’ingrosso? Perché il PUN incide sulla componente energia, ma non rappresenta l’intera bolletta. Trasporto, dispacciamento, oneri di sistema e accise seguono dinamiche diverse e, almeno in parte, attenuano l’effetto percentuale dell’aumento della materia prima. È anche per questo che un rialzo molto forte del mercato all’ingrosso si traduce, nella nostra simulazione, in un aumento del costo complessivo del 31%.

L’esempio riguarda un caso specifico, ma l’ordine di grandezza è chiaro: nel definire la spesa per il secondo semestre 2026 dobbiamo mettere in conto un costo circa il 30% più alto rispetto al primo.

I prezzi di mercato possono naturalmente subire nuove oscillazioni, i consumi possono variare e può cambiare anche la composizione delle forniture. Ma, per non trovarsi impreparati quando le disponibilità in bilancio saranno esaurite, è opportuno iniziare già ora a individuare le risorse necessarie per una variazione di bilancio.

Quanto aumenta la spesa sull’intero 2026?

Quanto cambia la spesa su base annua? In altre parole, quanto spenderemo nel 2026 rispetto allo scorso anno e cosa possiamo aspettarci per il 2027? Per rispondere, prendiamo il caso di un’amministrazione comunale che possiamo considerare rappresentativa: circa 100 POD e un consumo annuo di circa 2 milioni di kWh, pari a 2,2 milioni considerando le perdite di rete, di cui la metà di pubblica illuminazione.

Ragionare su dati reali è più utile, perché ci avvicina al problema concreto che gli uffici finanziari devono affrontare. Nell’esempio, un Comune di 20.000 abitanti, con una spesa storica compresa tra 500.000 e 550.000 euro, nel 2026 arriva a circa 625.000 euro: significa dover reperire oltre 100.000 euro di risorse aggiuntive.

Guardando ai costi unitari, l’aumento è imputabile soprattutto alla componente energia, che passa da circa 130 a 170 €/MWh: +31% rispetto all’anno precedente. Si registra anche un lieve aumento dei consumi, dovuto soprattutto ai maggiori prelievi estivi per il raffrescamento.

Il dato meno favorevole riguarda gli oneri passanti. Nonostante il DL bollette 21/2026 abbia ridotto gli oneri di sistema, la tabella mostra un peso complessivo degli oneri passanti in lieve crescita. Come è possibile? Nell’esempio incide la quota rilevante di consumi di pubblica illuminazione, non interessata dalla riduzione prevista dal DL 21/2026 e per la quale gli oneri passanti sono aumentati nel 2026.

Con un PUN atteso oltre 200 €/MWh nel quarto trimestre 2026, ci auguriamo che si trovino le risorse per un ulteriore taglio degli oneri di sistema, come avvenne durante la crisi energetica del 2022.

Nelle prossime settimane pubblicheremo un approfondimento dedicato agli oneri passanti: vedremo quali componenti sono aumentate e quanto stanno pesando sulle bollette degli enti.

Torna la crisi: cosa può fare un ente?

Nell’immediato, occorre passare a una gestione proattiva dei capitoli di spesa. Se continuiamo a ragionare sulla base di quanto speso lo scorso anno o nell’ultimo biennio, i conti non torneranno.

Chi è fuori Consip ha innanzitutto l’opportunità di eliminare una parte evitabile del maggior costo passando in Convenzione. Nelle nostre analisi, le forniture di energia fuori Consip evidenziano maggiori costi che, a seconda dei casi, vanno dal 10 al 35% rispetto a Consip.

Sistemata la parte amministrativa, che è la più semplice, serve il coraggio di intervenire sui consumi. Oggi l’intelligenza artificiale può darci una grande mano.

Noi lo facciamo con ENTO.

Anche di questo parleremo nel webinar del 6 ottobre: Crisi energetica 2026: come prevedere la spesa e ridurre i consumi

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