Cosa scegliere tra fisso e variabile?

Cosa scegliere per le ODA Consip EE17 e Consip GAS12 con decorrenza 1° marzo?

La scelta migliore tra fisso e variabile è la domanda che ci viene posta più frequentemente dai nostri clienti, e non a caso sul nostro sito abbiamo pubblicato numerosi approfondimenti sul tema. Da almeno un paio di anni la nostra risposta è stata sempre la stessa: meglio la tariffa variabile. Una riposta sempre uguale, che aveva indotto alcuni nostri lettori a credere che tale orientamento non potesse mai cambiare. In quest’articolo, spieghiamo come è mutato il quadro del mercato energetico e quali elementi ci inducono ad avere una nuova posizione.

Nel nostro articolo effettuiamo un’analisi generale, indipendente dalla situazione del singolo lotto geografico, con suggerimenti utili per le PA che si accingono a trasmettere l’ODA di adesione alle Convenzioni Consip EE17 e Gas Naturale 12 con decorrenza 1° marzo. Le indicazioni sono riferite all’attuale situazione di mercato, e potrebbero cambiare per gli ordini di acquisto di energia elettrica e gas con decorrenza della fornitura nei mesi successivi. Per le amministrazioni interessate ad approfondire il nostro approccio, consigliamo di partecipare al prossimo webinar dal titolo: Meglio fisso o variabile? Analizziamo i mercati energetici in programma il 21 gennaio 2021.

 

Il costo della copertura

Nella scelta tra prezzo fisso e prezzo variabile, a parità di spread, un elemento fondamentale è rappresentato dal costo della copertura. Se il valore del Prodotto Fisso, base di calcolo per la tariffa fissa, è su livelli molto superiori al valore del PUN, base di calcolo per la tariffa variabile, il prezzo fisso perde appeal.

Proprio il costo della copertura è profondamente mutato rispetto a 12 mesi fa. Facciamo un esempio pratico. Lo scorso anno, a novembre 2019, il PUN valeva 48 €/MWh e il Prodotto Fisso per la decorrenza di febbraio si trovava a ridosso di 60 €/MWh. Un differenziale di circa 10/15 €/MWh, che ha rappresentato una costante del mercato elettrico da maggio 2018 ad agosto 2020. In questo periodo, era come se gli operatori temessero che potesse verificarsi uno shock nei prezzi e gli scambi dell’energia con consegna nei mesi futuri avveniva su livelli molto elevati. Di conseguenza, gli operatori che volevano coprirsi dal rischio di mercato, ovvero evitare perdite per la vendita di contratti a prezzo fisso in caso di rialzo, dovevano pagare un elevato costo assicurativo (sul tema Consip EE15: Fornitura energia a prezzo fisso? No GrazieI).

A distanza di un anno ritroviamo con lo stesso prezzo spot dello scorso novembre. Come un anno fa siamo con il PUN mensile a 48 €/MWh, ma con un mercato dei derivati decisamente più basso. Negli ultimi mesi è stato completamente riassorbito il differenziale tra spot e prezzi a termine come evidenziato dal grafico seguente, determinando l’azzeramento del costo assicurativo.

Come si traduce tale fenomeno nei prezzi? Un Ente pubblico che avesse trasmesso un ODA a prezzo fisso a novembre 2019 avrebbe acquistato energia pagando per 12 mesi il valore del Prodotto Fisso di 59,13 €/MWh, quasi 11 €/MWh in più rispetto al prezzo spot. Nel mese di novembre 2020 avrebbe avuto il Prodotto Fisso ad un prezzo di 47,29 €/MWh, ad un valore addirittura inferiore al prezzo spot. Una cosa che non accadeva da parecchi mesi e che ci fa guardare al prezzo fisso con un interesse diverso.

 

Le aspettative di mercato

Se il costo assicurativo non è più un ostacolo all’acquisto del prezzo fisso, non resta che ragionare sulle aspettative di mercato. La domanda corretta da porsi è la seguente: “nei dodici mesi di vigenza del contratto che mi accingo a sottoscrivere, il prezzo variabile (ignoto) si troverà su livelli mediamente più alti o più bassi del prezzo fisso (noto)?”

Per rispondere è necessario osservare le tendenze di mercato rispetto all’orizzonte temporale al quale ci riferiamo. Nel nostro caso la fornitura dura 12 mesi, e l’orizzonte temporale su cui osservare la tendenza è quello pluriennale.

Come mostra il grafico del PUN mensile, da gennaio 2014 ad oggi, il mercato è laterale. I rialzi e i ribassi sono spesso influenzati da fattori stagionali, che non durano più di 12 mesi. Nel contesto di mercato laterale, la strategia di acquisto vincente è quella più semplice: comprare basso e vendere altro. Tradotto in termini di scelta tariffaria, considerato che il valore mediano dell’energia all’ingrosso è intorno ai 50 €/MWh, è necessario comprare il prezzo fisso sotto i 45 €/MWh e il prezzo variabile sopra i 55 €/MWh.

 

Com’ è intuibile, l’indicazione operativa non garantisce il risultato. Si basa su una ipotesi di fondo di movimento laterale del mercato elettrico nel lungo periodo. Comprare controtendenza funziona solo se non c’è una tendenza ad una variazione stabile dei prezzi.

Basandosi su tale approccio, con le quotazioni a 50 €/MWh ci troviamo in un’area di perfetta neutralità rispetto alla variabile aspettativa di mercato.

Con riferimento al Gas Naturale, considerata la stretta correlazione tra i mercati, il ragionamento è sostanzialmente analogo. L’area di neutralità è tra i 15 e i 18 €/MWh del TTF, riferimento dell’indice Pfor.

Indicatori in area di neutralità

Al momento, nessuno dei fattori presi in esame per la decisione tra fisso e variabile ci ha fornito un’indicazione operativa.

Riassumendo:

  1. abbiamo ignorato il fattore spread ed il profilo di prelievo Ente, che non si presta ad un ragionamento generale e andrebbe valutato caso per caso;
  2. il costo assicurativo non costituisce più un ostacolo, con un valore della componente Prodotto Fisso su livelli ragionevoli;
  3. nel lungo periodo, su un orizzonte temporale superiore ai 12 mesi, non c’è una tendenza di mercato con prezzi dell’energia su valori medi.

Considerato che tutti gli indicatori che dovrebbero orientare la scelta tra prezzo fisso e variabile si trovano in un’area di neutralità, dovrebbe essere indifferente l’una o l’altra opzione.

 

Il rischio “overshooting” post Covid

Non è nel nostro stile non avere un preciso orientamento, così ci permettiamo una lettura dell’attuale contesto di mercato assolutamente soggettiva, che potrebbe essere puntualmente smentita dal mercato il giorno dopo la pubblicazione del nostro articolo.

La nostra considerazione soggettiva riguarda quello che potrà accadere ai prezzi con l’uscita dalla pandemia. Non è prematuro porsi tale domanda, considerato l’orizzonte temporale al quale dobbiamo guardare: per chi oggi trasmette un ordine di acquisto, il contratto scadrà solo a febbraio 2022.

Senza timore di smentita possiamo considerare il Covid-19 il peggiore shock esogeno del mercato energetico dal dopoguerra ad oggi. Dopo pochi mesi, nonostante i contagi giornalieri siano ancora sui massimi, il mercato ha già recuperato tutto il terreno perduto. La domanda che ci si pone è: “Cosa accadrà ai prezzi di energia elettrica e gas il prossimo anno, quando la vaccinazione di massa consentirà il ritorno alla normalità?”. Ritornando all’oggetto del nostro articolo, la domanda da porsi è il PUN sarà su valori mediamente superiori a 55 €/MWh?. Il parametro Pfor, espressione del costo del gas naturale, potrà assestarsi su valori superiori a 18 €cent/smc?”.

Naturalmente nessuno può saperlo, e chi si sbilancia in previsioni, se è bravo, ci azzecca 1 volta su due. Ad esempio, l’attuale prezzo di mercato potrebbe aver già scontato la variabile “vaccinazione di massa”.

Dal nostro punto di vista, un fattore da non sottovalutare potrebbe essere legato alla psicologia del mercato. Cosa accadrà ai consumi quando si potrà dichiarare l’uscita dalla pandemia ed il tanto atteso “liberi tutti”? Tutti noi vorremmo fare quello che non abbiamo potuto fare nel 2020.

Non possiamo escludere che, nel breve, anche grazie ad una politica fiscale e monetaria espansiva – pensiamo al Recovery Fund – e ad un ritrovato ottimismo degli operatori, ci possano essere momenti speculativi sui mercati che possano spingere le quotazioni molto al di sopra i livelli attuali. In altri termini, temiamo che i prezzi possano risentire di un effetto che gli economisti chiamerebbero “overshooting”. Una reazione eccessiva dei prezzi rispetto al possibile ritorno alla normalità post Covid.

Considerato che il costo dell’assicurazione è accettabile, riteniamo che la scelta della tariffa fissa sia la più saggia, almeno per la decorrenza di marzo.

 

WEBINAR 21 GENNAIO: MEGLIO FISSO O VARIABILE?

La fase di mercato è particolarmente interessante, e in questi mesi continueremo monitorare l’andamento del mercato. Considerato che numerose amministrazioni saranno chiamate ad effettuare la scelta tra fisso e variabile per la decorrenza di aprile-maggio, abbiamo deciso di dedicare a tale tema il prossimo webinar dal titolo Meglio fisso o variabile? Analizziamo i mercati energetici. Il webinar è disponibile nella sezione dedicata ai Webinar Registrati.

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