L’Italia è alla disperata ricerca di alternative al gas russo. I mercati stanno reagendo, con prezzi di energia elettrica e gas che si livellano verso l’alto, anche sulle scadenze future.
Quale sarà l’impatto sulla bolletta elettrica dei prossimi anni?

LNG allinea anche i prezzi futuri
Se è LNG il principale canale di approvvigionamento del gas futuro, anche i prezzi futuri si adeguano al mutato scenario. Considerato che in futuro dovremo contare sempre più sul gas americano, potrebbe non essere un caso che nelle ultime settimane i prezzi del gas con consegna nei prossimi anni si siano mossi in linea con i prezzi del gas della piazza statunitense.
Mentre i prezzi spot scendevano su livelli precedenti all’invasione in Ucraina, i prezzi del gas con consegna nei prossimi anni termici hanno continuato a correre, proprio come ha fatto il gas “Made in USA”. Per un approfondimento sulla salita dei prezzi del gas americano, si rimanda alla prima parte del nostro approfondimento Crisi energetica, i mercati si preparano al peggio (1° parte).
Qual è stato l’impatto sul mercato elettrico? I prezzi dell’energia elettrica hanno seguito le tendenze dei prezzi del gas, anche sui prezzi futuri: scendono i prezzi a breve (già molto alti), salgono i prezzi a lungo (rimasti indietro). Accade così che dal picco dell’8 marzo registriamo un calo del 50% ai prezzi del derivato con consegna aprile 2022, e una salita del 48% per la consegna di aprile 2024.

Scende il variabile, sale il fisso
Ragionando in termini di tariffe elettriche, potremmo dire che scende il variabile e sale il fisso. Come noto, dal 25 marzo le PA non possono più comprare il prezzo fisso (sul tema Convenzioni Consip energia elettrica e gas: sospesi i prezzi fissi). La sospensione dell’articolo a prezzo fisso è avvenuta per eccesso di volatilità. Una volatilità che non consentiva agli operatori di coprirsi sul mercato. Il prezzo fisso era particolarmente conveniente proprio per l’ottimismo del mercato, che si aspettava una rapida risoluzione della crisi, ed esprimeva prezzi molto più bassi sulle scadenze lontane. La salita dei prezzi a termine del mese di aprile segna la fine dell’ottimismo. Anche i prezzi futuri si stanno allineando ai valori dei prezzi spot e i prezzi del 22 aprile esprimono un valore teorico del Prodotto Fisso Consip 12 mesi su valori superiori ai 240 €/MWh, in linea con il PUN di aprile. Probabilmente, quando la volatilità sarà rientrata, e gli articoli a prezzo fisso della Convenzione Consip saranno nuovamente acquistabili, la scelta del prezzo fisso non sarà più conveniente.
L’aspetto curioso è che i prezzi a termine si sono adeguati ai prezzi spot proprio quando gli operatori delle Convenzioni Consip hanno presentato istanza per sospendere il prezzo fisso. Le tendenze divergenti dei prezzi dell’ultimo mese hanno attenuato l’inclinazione della curva dei prezzi a termine. La sensazione è che stiamo andando verso una normalizzazione dei prezzi, con la volatilità che progressivamente torna su livelli ragionevoli. Qual è il problema gigantesco? È che il livellamento è verso l’alto, su valori superiori a 200 €/MWh, su valori 4/5 volte i prezzi storici.
Quanto costerebbe un megawattora nei prossimi anni?
Per rispondere alla domanda, ricorriamo al nostro solito grafico che mostra la composizione della bolletta elettrica per una utenza di altri usi di 10 kWh in fornitura con la Convenzione Consip a prezzo variabile. Per calcolare il valore della materia prima, abbiamo utilizzato i valori espressi dai future sull’elettrico incrementati di uno spread di 3 €/MWh, e una prevalenza di consumi nelle ore di picco (F1 45%, F2 22% F3 33%). Per gli oneri di sistema, abbiamo immaginato il mantenimento dell’azzeramento deciso dal Governo fino a marzo 2023. Dopo 18 mesi con oneri azzerati, abbiamo ipotizzato un progressivo ritorno alla normalità, con il ripristino degli oneri di sistema in bolletta al 50% da aprile 2023, e il ritorno alla normalità a partire dall’aprile dell’anno successivo.

La bolletta calerà? Le notizie non sono buone. Se le ipotesi fossero confermate, il costo si stabilizzerebbe su un valore imponibile superiore a 300 €/MWh e un totale bolletta che si avvicina a 400 €/MWh (valori da moltiplicare per i prelievi al lordo delle perdite di rete). In pratica, per i prossimi 2/3 anni continueremo a ricevere una bolletta in linea con i costi di questi primi mesi del 2022.
E’ una situazione sostenibile? Quali conseguenze su inflazione, occupazione e competitività del Paese?
Ci auguriamo di sbagliare e che la situazione possa migliorare nei prossimi mesi. Un dato di fatto, che non può essere ignorato, è che oggi il mercato esprime questi valori. Una seconda considerazione è che dallo scoppio della crisi la situazione è sempre peggiorata, e l’escalation del conflitto in corso non offre nessun elemento di ottimismo.
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