Crisi energetica, i mercati si preparano al peggio (1° parte)

Dopo i picchi di volatilità dei giorni successivi all’invasione russa, i mercati sono alla ricerca di prezzi di equilibrio. Il GNL allinea i prezzi del gas tra le diverse piazze internazionali.

Nei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina, dopo lo shock iniziale, i mercati energetici stanno consolidando, alla ricerca di prezzi di equilibrio. Il protagonista dei movimenti di mercato è il gas naturale liquido (GNL o LNG), chiamato a giocare un ruolo centrale nella politica energetica mondiale dei prossimi anni.

La crisi energetica si aggrava. Tra tutti gli scenari possibili, si sta materializzando lo scenario peggiore. Dobbiamo rinunciare in tempi brevi al gas russo, la fonte energetica che copre oltre il 40%  del nostro fabbisogno, senza avere la certezza che i canali di approvvigionamento alternativi saranno sufficienti. Una strada molto rischiosa, perché il gas è una risorsa strategica, che determina il livello dei prezzi sul mercato elettrico. Come stiamo imparando in questi mesi di crisi internazionale, la salita dei prezzi impatta sui costi di produzione, alimenta l’inflazione, la disoccupazione e incide negativamente sulla competitività del Paese.

Pensare di sostituire in breve termine il 40% delle forniture di gas russo è una vera e propria “mission impossible”. Il Governo italiano, tra i più dipendenti dal gas russo, ci crede, e ha avviato un piano di diversificazione energetica, dove un ruolo strategico è svolto dal GNL.

Il gas trasportato via mare può sostituire quello trasportato via tubo? A quale costo? In quanto tempo?

Come hanno reagito i mercati alle scelte di politica energetica italiana ed europea?

Dai movimenti dei prezzi degli ultimi 40 giorni, arrivano le prime risposte. In estrema sintesi, possiamo affermare che LNG allinea i prezzi. Si tratta di un allineamento sia geografico, tra i prezzi del gas sulle principali piazze internazionali, che temporale, tra i prezzi spot e i prezzi a termine.

Se lo scenario peggiore è la sostituzione del gas da tubo con quello via mare, possiamo affermare che il mercato si sta preparando al peggio!

In questo articolo ci concentriamo sui prezzi del gas naturale a breve termine (prezzi spot).

Nella seconda parte, riservata agli utenti registrati al nostro sito, analizziamo il mercato elettrico e i prezzi futuri, quantificando l’impatto della crisi sulla bolletta elettrica dei prossimi anni.

L’abbondanza di gas russo fa calare i prezzi spot

Dopo il picco di volatilità di inizio marzo, i prezzi di energia elettrica e gas hanno effettuato una profonda correzione. Il PUN dei primi 22 giorni di aprile registra un prezzo medio di 248 €/MWh, facendo rilevare un calo di circa 60 €/MWh rispetto al PUN di marzo. Se il dato fosse confermato dai prezzi degli ultimi giorni di aprile, sarebbe la discesa più marcata della storia del mercato elettrico. Un ragionamento analogo potremmo farlo se esaminassimo i prezzi del gas, ad esempio l’indice TTF spot.

La tempesta è passata? Il mercato ha invertito la tendenza? Purtroppo, la risposta è negativa. La discesa dei prezzi dai picchi di marzo ha interessato i prezzi spot, ovvero i prezzi di energia elettrica e gas con consegna il giorno dopo o nel mese corrente. Si tratta dei prezzi relativi agli strumenti più liquidi, dove gli scambi sono caratterizzati da una maggiore componente speculativa. Questo spiega perché i prezzi a breve hanno reagito all’improvviso mutamento del quadro geopolitico in maniera amplificata.

Dopo i primi giorni di salita, gli operatori hanno preso atto che i flussi di gas dalla Russia, anziché interrompersi, sono aumentati. Almeno nel breve, la domanda di gas è ampiamente soddisfatta dall’aumento di disponibilità di gas russo, e gli operatori ne approfittano per fare scorta per l’anno termico che verrà, temendo l’arrivo dell’embargo.

Ha contribuito alla discesa dei prezzi spot anche il rallentamento della domanda di gas da parte della Cina, alle prese con il più duro lockdown dall’inizio della pandemia.

Si può sicuramente affermare che i prezzi di mercato stanno smaltendo gli eccessi di un anno termico vissuto … sulle montagne russe!

Come si stanno muovendo i prezzi del gas sulle piazze internazionali? L’invasione dell’Ucraina ha determinato un elemento di discontinuità, che determina un cambiamento nella politica energetica europea, che guarda all’LNG come alternativa al gas russo. La decisione di puntare all’indipendenza dal gas russo era maturata prima dello scoppio delle ostilità. Vale la pena ricordare che, se la guerra con le bombe è iniziata il 24 febbraio, la decisione di rinunciare al gas Russo e la conseguente crisi energetica ha preso forma diversi mesi prima, quando si è messo in dubbio l’entrata in esercizio del Nord Strem2. Da un lato, l’amministrazione americana ha esercitato tutta la sua influenza per bloccare il Nord Stream 2, che sarebbe entrato in esercizio a gennaio 2022, dall’altro il Cremlino ha ridotto al minimo i transiti dall’Ucraina per convincere i tedeschi ad autorizzare il progetto. Il mercato temeva per lo slittamento dell’entrata in esercizio del Nord Stream 2, ma credeva che prima o poi i problemi burocratici sollevati dal regolatore tedesco sarebbero stati superati. Il mercato credeva che, passato l’inverno, la situazione sarebbe tornata alla normalità. La speranza per un futuro migliore aveva mantenuto i prezzi del gas con consegna dopo l’inverno su valori quasi normali.

Con l’inizio della guerra, il quadro cambia completamente. Il Cremlino usa armi diverse per raggiungere i suoi obiettivi, e il gas dall’Ucraina può viaggiare a pieno ritmo per finanziarie le operazioni militari.

Negli ultimi giorni, l’apertura dei rubinetti del tubo che attraversa l’Ucraina ha raffreddato i prezzi spot. Per il futuro, come vedremo nella seconda parte dell’articolo, la musica è completamente diversa.

Analisi comparata dei prezzi europei, americani e asiatici

Per comprendere meglio la dinamica dei prezzi degli ultimi 9 mesi, abbiamo sovrapposto nel grafico i prezzi del gas europeo (TTF), i prezzi americani (Henry Hub) e quelli asiatici (JKM). Come si sono mossi i prezzi sulle diverse piazze internazionali da luglio 2021?

Nella seconda metà del 2021, il timore che le scorte di gas potessero essere insufficienti per finire l’anno termico ha spinto al rialzo i prezzi del gas europeo, seguito a ruota da quello asiatico. Il 22 dicembre la variazione del prezzo del gas europeo rispetto al mese di luglio era del 406%, la variazione dei prezzi asiatici del 250%, appena il 6% in più i prezzi del gas americano. Proprio in quei giorni, tante navi dirette ai porti cinesi cambiano rotta verso l’Europa, dove gli operatori sono disposti a pagare fino a 180 €/MWh, pur di placare la sete di gas alla vigilia delle festività natalizie.

Natale 2021 segna un punto di svolta. Nei mesi successivi crescono le esportazioni americane verso l’Europa e si riducono le importazioni di LNG dalla Cina. Quest’ultima, piuttosto che pagare il gas ai prezzi decisi sulle piazze europee, ritorna a comprare carbone, a dispetto dei proclami ambientali sbandierati all’inizio della pandemia.

Se cresce la dipendenza dell’Europa dall’LNG, anche i prezzi di mercato tendono ad allinearsi. Il fenomeno è stato particolarmente evidente dopo il picco toccato l’8 marzo. La variazione dei prezzi Europei rispetto a luglio 2021 passa da un folle +540%, al +166%.

L’elemento di novità del 2022 è il rally del prezzo del gas americano. Dall’8 marzo i prezzi sono cresciuti del 45%. In pochi giorni i prezzi americani hanno recuperato tutto il terreno perduto nell’anno termico 2021/22. Da luglio 2021 Asia e USA fanno registrare la stessa variazione nel prezzo del gas, vicina all’80%.

Se il GNL americano è destinato ad essere la fonte di approvvigionamento del futuro, la salita dei prezzi ci deve preoccupare.

Anche i mercati sono preoccupati. Negli ultimi 40 giorni i prezzi di gas naturale con consegna nei prossimi anni termici hanno subito la peggiore accelerazione rialzista dall’inizio della crisi energetica.

Dallo scorso dicembre, gli americani sono balzati in vetta alla classifica degli esportatori mondiali di GNL, raggiungendo i traguardi fissati dalla precedente amministrazione Trump. Tuttavia, la capacità di produzione ed esportazione è già al limite. Saranno necessari consistenti investimenti per incrementarla ulteriormente. Investimenti possibili con impegni decennali da prendere in una situazione di emergenza.

Gli europei finanzieranno gli investimenti americani per incrementare la capacita di gassificazione e rigassificazione? Per ridurre la volatilità dei prezzi ricorreremo a Take or Pay in versione americana?

Nella consapevolezza che l’LNG americano non sia sufficiente a sostituire i volumi di gas mancanti dalla Russia, il Governo italiano guarda all’Africa. Dopo aver siglato l’accordo con l’Algeria, è partita la campagna d’Africa, con la delegazione italiana composta da Cingolani, Di Maio e Descalzi in visita in Congo, Angola e Mozambico.

Sarà sufficiente? Con quali infrastrutture ci verrà recapitato? In quanto tempo? Con quali costi economici e quale impatto ambientale? I nodi sono tutti da sciogliere e, nel frattempo, i prezzi di mercato si allineano all’insù, preparandosi al peggio.

Dobbiamo abituarci a pagare l’energia con costi 4 volte superiori ai valori storici? Quale sarà l’impatto sulla bolletta elettrica dei prossimi anni?

Leggi la seconda parte dell’ articolo riservato ai clienti registrati.

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