Lo sconto su Consip non esiste: esempi pratici (Utenti Registrati)

Un approfondimento operativo sulle offerte “Sconto Consip” dedicate alle PA che vogliono risparmiare sull’energia elettrica. Come fanno i fornitori a raggirare le PA? Come individuare gli oneri accessori che fanno lievitare la bolletta?

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo parlato delle modalità di acquisto di energia elettrica e gas della PA affermando, perentoriamente, che “Lo Sconto su Consip non esiste” (leggi l’articolo). Un’affermazione forte, poiché ai sensi dell’art.1 L.135/2012, si traduce in danno erariale certo per i dirigenti pubblici che sottoscrivono contratti di acquisto di energia elettrica e gas senza utilizzare le Convenzioni Consip, o delle Centrali di committenza regionali.

In questo articolo proviamo a rispondere ad alcune legittime domande sul tema: Che interesse hanno le Amministrazioni a cercare contratti fuori Consip? Come fanno i venditori di energia che si avventurano nel segmento PA, senza passare da gare pubbliche, a raggirare le amministrazioni?

La storia del Comune di FERRATO

Il modo migliore per capire il fenomeno di cui parliamo è raccontare un episodio accaduto il mese scorso al Comune di FERRATO. E’ lo stesso Comune di fantasia che utilizziamo nei nostri video pubblicati sulla Home per non rivelare l’identità dei clienti a cui ci riferiamo.

Per chi non lo sapesse, la nostra azienda ha la mission di razionalizzare la spesa energetica nelle PA. Ai nostri clienti proponiamo un modello di gestione dei consumi energetici che inizia proprio dall’adeguamento dei contratti (per un approfondimento Come razionalizzare la spesa energetica nella PA). Avere i contratti in Consip o con la Centrale di Committenza regionale è il prerequisito per poter parlare di razionalizzazione della spesa energetica.

I clienti del nostro servizio conoscono bene tali concetti, tant’è che il dirigente del Comune di FERRATO, il mese scorso, ci chiama con una richiesta decisamente originale: “PincoPallo Energy ha proposto al Sindaco un contratto che ci fa risparmiare il 5% rispetto a Consip. La proposta è vantaggiosa, ma non posso fare un affidamento diretto sopra soglia. Aiutami a convincere il Sindaco a rimanere in Consip!

Il dirigente era convinto della bontà della proposta. Per lui il problema non era SE aderire, ma COME aderire all’allettante offerta chiamata “PA SCONTO CONSIP”. Essendo sopra soglia, nonostante il presunto risparmio, sarebbe stato necessario fare una gara e, ai sensi dell’art. 1 L.135/2012, trasmettere gli atti all’ANAC! Se il Comune di FERRATO non fosse stato nostro cliente, probabilmente si sarebbe fatto lusingare dalla proposta.

Qual è stata la nostra risposta? Semplice: “Lo sconto su Consip non esiste! Mandaci la proposta e ti diremo dove si nasconde l’inganno”.

 

Analizziamo l’offerta “PA SCONTO CONSIP”

Analizziamo insieme l’offerta che, dobbiamo riconoscere, è scritta piuttosto bene, e presenta i tratti comuni di tutte le “proposte indecenti” che incontriamo in questi casi.

 

 

Il titolo non lascia spazio ad interpretazioni: “PA SCONTO CONSIP”. Come sempre, troviamo ben evidenziato il prezzo espresso in €/KWh riferito alla materia prima. In piccolo, tra le righe, insieme agli oneri passanti, le componenti fisse che nascondono il margine per il fornitore.

L’elemento comune, che contraddistingue tutte le offerte del mercato libero, è la presenza del Prezzo Commercializzazione Vendita (PCV), che l’Arera definisce per i clienti del mercato di Tutela. Proprio così, il corrispettivo che prevede l’Arera per il mercato di Tutela è l’elemento che accompagna tutte le offerte del mercato libero. Perché piace molto? Perché è più facile vendere un contratto con scritto “corrispettivo a copertura dei costi di commercializzazione e vendita definiti da ARERA” rispetto a “quota fissa mensile di 10,50 euro al mese”. Nell’esempio di offerta riportato non troviamo niente di diverso rispetto al 99% dei contratti di mercato libero. Dov’è la scorrettezza? La proposta non dovrebbe chiamarsi “PA SCONTO CONSIP”, perché la presenza di componenti come la PCV, non presenti nel contratto Consip, fanno aumentare la bolletta su livelli superiori al costo Consip.

Nell’offerta esaminata, la PCV non è l’unico componente aggiuntivo rispetto alle condizioni economiche della Convenzione Consip. Tra le spese di trasporto e quelle di distribuzione, troviamo un secondo corrispettivo contrattuale fisso: “2,00 €/mese a copertura degli oneri di gestione contatore”. Anche in questo caso troviamo un riferimento ad un presunto ruolo funzionale della quota fissa, scritto in modo da sembrare connesso ai costi di distribuzione. 2 euro sembrano pochi ma, moltiplicati per le decine di utenze intestate al Comune, compresa la pubblica illuminazione, e per i 12 mesi dell’anno, diventano un costo tutt’altro che trascurabile. Un costo sicuramente superiore allo “sconto previsto, corrispondente al 5% dello spread applicato alla sola voce materia prima”. Il tocco di classe di ha scritto le condizioni economiche della nostra “proposta indecente” risiede proprio nello sconto. Per rispettare la norma, sarebbe stato sufficiente uno sconto del 3%. In questo caso andiamo ben oltre. Arriviamo ad un rotondo 5% di sconto!

 

Dov’è la presa in giro

E’ davvero così? Se si legge con attenzione, ci si rende conto della presa in giro. Lo sconto non è calcolato sulla bolletta, come il Sindaco spera. Non è calcolata sulla materia prima, come l’interpretazione della norma suggerisce. E’ un corrispettivo calcolato sullo spread. Ovvero sul piccolo margine che l’aggiudicatario del lotto ha offerto in sede di gara. Risultato? Ipotizzando un PUN di 50 €/MWh e lo spread di 1,50 €/MWh, aderendo all’offerta l’Ente paga 51,45 anziché 51,50 €/MWh. Uno sconto di un irrilevante 0,10% è fatto passare per un generoso 5%.

Si comprende meglio la portata del raggiro se ragioniamo in termini di costo annuo e facciamo una simulazione di spesa in base ai numeri del Comune di FERRATO, titolare di 72 POD che consumano 465 MWh in un anno, con un costo di 75.000 euro, oltre IVA.

Partiamo dallo sconto. La riduzione di spesa che dovrebbe consentirci di rispettare i paletti normativi è di un misero 35 euro in un anno. Meno di tre euro al mese!

Il “prezzo del regalo” è decisamente salato. Nel dettaglio abbiamo:

  • 10,25 euro/mese di PCV sulle 17 utenze di altri usi, pari a 2.091 euro/anno;
  • 3,36 €/MWh di PCV sui 353 MWh di consumi di Pubblica Illuminazione, pari a 1.177 euro/anno;
  • 2 euro/mese di gestione contatore per ciascuno dei 73 POD, pari a 1.800 euro/anno.

Abbiamo un risparmio di 35 euro sulla parte visibile dell’offerta e oltre 5.000 euro di oneri aggiuntivi, non previsti dalle Convenzioni Consip, riportati tra le righe del contratto chiamato “PA SCONTO CONSIP”.

Conti alla mano, il costo per la materia prima passa da 20.000 a 25.000 euro oltre IVA! Ragionando sul totale bolletta, il presunto “sconto” comporta un aumento della spesa annua per l’energia elettrica da 75.000 a 80.000 euro. Un aumento effettivo del 6,66% sul totale bolletta, ben superiore all’illusorio sconto del 5% sulla quota energia.

Sono numeri che fanno riflettere, specie se si pensa che il dirigente era convinto dell’effettiva convenienza della proposta di PincoPallo Energy.

 

Prossimamente una sezione del nostro sito dedicata alla diffusione delle Convenzioni Consip

Quante amministrazioni sono nella stessa situazione? Troppe.

Come ricordato nel precedente articolo, lo scorso anno abbiamo provato a quantificarle utilizzando gli Open data di Consip, ed il risultato è stato impietoso: circa 1 amministrazione su due (si veda Energia Elettrica: danno erariale per un Comune su due). Nelle prossime settimane, per monitorare l’evoluzione del fenomeno, dedicheremo una apposita sezione del nostro sito a raccogliere dati e grafici sull’utilizzo della Convenzioni Consip. Per rendere la sezione più interessante, utilizzeremo tabelle e grafici interattivi che saranno aggiornati periodicamente. In pratica, per descrivere la diffusione delle Convenzioni Consip, utilizzeremo gli stessi strumenti utilizzati per descrivere la diffusione del Contagio da Covid (www.controllabolletta.it/covid/).

 

Attenzione a PCV e oneri accessori

A quanto ammonta il danno erariale tra le amministrazioni fuori Consip? Difficile dare una risposta puntuale. Un dato è quasi certo. In tutte le proposte di operatori che propongono alternative a Consip ritroviamo la componente PCV, che di solito è sufficiente a far lievitare il corrispettivo contrattuale su livelli abbondantemente superiori a Consip. Se va bene, la PCV è affiancata da ulteriori oneri accessori di importo minimo, come nell’esempio proposto, dove abbiamo trovato il costo di gestione del contatore di 2 €/mese. Se va male, le componenti accessorie possono crescere esponenzialmente fino a toccare livelli record. Nel caso più eclatante, abbiamo raggiunto il record di 38,71 €/mese!

 

Il dispacciamento come foglia di fico

La pratica più scorretta è quella di accorpare gli oneri accessori al costo del servizio di dispacciamento dovuto a Terna.

Una pratica favorita da un grave errore di ARERA nella modalità di raggruppare gli oneri da esporre in bolletta. A nostro giudizio, non favorisce la trasparenza mettere nella stessa voce “Spesa per l’energia”, un onere passante come il dispacciamento, che non cambia in caso di passaggio ad altro operatore.

Se l’ARERA definisse una bolletta con un subtotale di corrispettivi contrattuali senza il dispacciamento, darebbe un grosso contributo alla semplificazione della confrontabilità delle offerte. Un contributo probabilmente migliore rispetto all’obbligare gli operatori ad esporre una miriade di indicatori sintetici di costo. Proprio questa seconda strada sembra prediligere l’Autorità con la recente delibera del 27 ottobre 2020 426/2020/R/com “Disposizioni per il rafforzamento degli obblighi informativi del codice di condotta commerciale a vantaggio dei clienti finali del mercato retailI”, che sarà oggetto di approfondimento nelle prossime settimane.

Il risultato è fotografato dal seguente esempio di bolletta ingannevole.

Nella voce “Servizi Acc. Terna e Oneri Integrativi”, del ragguardevole importo di quasi 39,89 €/MWh, troviamo circa 23 €/MWh di maggiorazione, che fa lievitare lo spread dichiarato da 8,4 a 31,40 €/MWh. Questo su livelli abbondantemente superiori anche al costo della Salvaguardia!

Il tutto all’insaputa del consumatore, che non può sapere che 40 euro/MWh per il dispacciamento è un vero e proprio furto. Uno spreco di denaro pubblico, che sarebbe evitato se fosse rispettato l’obbligo di adesione a Consip.

Anche l’ARERA ci mette del suo. Se nella bolletta ci fosse l’obbligo di tenere separato il dispacciamento, che è un onere passante, dai corrispettivi contrattuali che rimangono nelle tasche del venditore di energia, tali pratiche non sarebbero possibili.

 

I nomi di fantasia

Per inserire nei contratti corrispettivi accessori “in maniera indolore”, gli operatori danno sfogo alla fantasia, utilizzando svariate denominazioni per le componenti contrattuali accessorie. L’obiettivo è sempre lo stesso: far passare per oneri passanti, destinati alla remunerazione della filiera energetica, componenti di costo destinate alla propria remunerazione. Di solito, il lettore della bolletta o del contratto viene prima stordito con il proliferare di righe di dettaglio e poi “confuso” denominando gli oneri accessori con riferimenti ad attività che hanno a che fare con gli oneri passanti o con operatori terzi della filiera elettrica. In tal modo il consumatore è indotto a credere che sta pagando un costo inevitabile, che non rimane in tasca al fornitore, proprio come avviene per gli oneri di trasporto o di dispacciamento.

In questa bolletta abbiamo alcuni esempi. “Contributo di Sbilanciamento”, “Aggr. e monitor.”, “Costo approvvigionamento AU”

In altri casi, vengono inseriti costi per “servizi esclusivi” dei quali i consumatori sono inconsapevolmente beneficiari.

 

La Bolletta 2.0 non si applica alla PA

Gli esempi riportati sono riferiti a PA tutto sommato fortunate. Analizzando la propria bolletta, magari confrontandola con una bolletta emessa da un fornitore aggiudicatario della Convenzione Consip, possono scoprire “componenti stravaganti” di costo, leggendo tra le righe dei corrispettivi per la materia energia o tra le altre partite. Tali amministrazioni sono fortunate, perché almeno possono leggere la bolletta. Alle PA non si applica la delibera 501/2014/R/com che ha introdotto la Bolletta 2.0, la riforma del 2014 con la quale l’ARERA ha semplificato la bolletta eliminando il dettaglio dei corrispettivi. Una semplificazione che però impedisce alla stragrande maggioranza dei consumatori la possibilità di capire cosa stanno pagando e che rende impossibile fare una valutazione contrattuale.

Con la Bolletta 2.0 il dettaglio dei costi, che contiene gli elementi per valutare la qualità del proprio contratto di fornitura, è sostituito da indicatori sintetici di costo espressi in euro/kWh. A causa della presenza di quote fisse, tra l’altro cresciute esponenzialmente negli ultimi anni, buona parte del costo dipende dai consumi del cliente e non dalla tariffa del fornitore. Quindi l’indice sintetico diventa inutilizzabile per esprimere un giudizio sulla qualità del contratto sottoscritto. Ironia della sorte, l’unico corrispettivo che gli operatori devono esporre obbligatoriamente è l’Accisa, ovvero dall’unica voce in bolletta che non subisce mai variazioni, e che non sarebbe dunque neanche necessario controllare.

Nel nostro Paese, per conoscere il dettaglio della fatturazione è necessario chiederlo al fornitore, e aspettare pazientemente la risposta che deve essere fornita entro 10 giorni in regime di Tutela, o 30 giorni per i clienti del mercato libero. In pratica, il dettaglio arriva quando la fattura è scaduta o quando ci è passato lo slancio di buona volontà, o forse dovremmo dire il momento di follia, che ci aveva spinto ad effettuare una verifica…

Perché parliamo di Bolletta 2.0 visto che non si applica alle PA? Perché nel mondo reale, gli stessi fornitori che ignorano la legge che sancisce la nullità dei contratti fuori Consip, in alcuni casi, ignorano anche l’ambito di applicazione della delibera 501/2014/R/com. In molti contratti fuori Consip viene utilizzata la bolletta sintetica in modalità Bolletta 2.0, che impedisce anche a noi “addetti ai lavori” di capire la qualità del contratto.

Cosa fare? Chiedere il dettaglio per verificare il danno erariale? Considerato che stiamo parlando di un contratto giuridicamente nullo, ne vale la pena? Probabilmente no. Facciamo prima a trasmettere l’oda Consip… tanto, come abbiamo dimostrato, lo sconto su Consip non esiste!

 

Webinar su come aderire alle Convenzioni Consip

A tutti i dipendenti pubblici che non hanno dimestichezza con la Convenzione Consip per l’acquisto di energia elettrica e gas proponiamo un webinar interattivo gratuito con il quale offriamo consigli pratici per non commettere errori nella trasmissione dell’ODA.

Un’occasione di confronto imperdibile con chi aiuta ogni mese le PA a regolarizzare i contratti di fornitura di energia elettrica e gas.

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