Se la Salvaguardia diventa una trappola

Titolo 3Se finire nel mercato di Salvaguardia può essere più facile di quello che si possa credere, la fuoriuscita dallo stesso potrebbe essere più complicata del previsto. Le amministrazioni con maggiori difficoltà finanziarie potrebbero non essere in grado di produrre le garanzie necessarie.

Le amministrazioni servite in regime di Salvaguardia potrebbero trovarsi nella spiacevole situazione di vedersi rifiutare l’ordinativo da parte del nuovo fornitore, o meglio il nuovo fornitore potrebbe non dar seguito all’ordinativo di fornitura.

Se il credito non è gradito

Essendo spesso le amministrazioni in Salvaguardia in difficoltà finanziarie, è legittimo che il fornitore, che riceve un ordine relativo a POD serviti in regime di Salvaguardia, nutra dubbi sulla capacità dell’ordinante di rispettare le scadenze delle bollette di energia elettrica, e che sia preoccupato per la qualità del credito che andrà a maturare. Il fornitore, per prima cosa, verifica il merito creditizio dell’amministrazione ordinante, specie se i consumi sono rilevanti. In questi casi, accade spesso che il fornitore valuti la disponibilità di Società di Factoring ad acquistare il futuro credito e, da tali interlocuzioni, può aumentare o ridursi la percezione del rischio. Se dovessero “scattare gli allarmi”, il fornitore potrebbe decidere che un cliente non è gradito. In questi casi, il fornitore eviterebbe di partecipare all’eventuale gara indetta dall’amministrazione in regime di Salvaguardia o, nei casi di rischio sopportabile, potrebbe partecipare offrendo corrispettivi più elevati. Ecco un ulteriore costo, questa volta indiretto, connesso allo status di cliente in regime di Salvaguardia.
Se il fornitore ha già partecipato e vinto la gara di una Centrale di Committenza, con clienti potenziali non noti al momento della partecipazione, ci sarebbe l’obbligo di accettazione dell’ordinativo. Nel caso di Consip, la possibilità di rifiuto sussiste nel caso in cui il fornitore Consip riceva ordinativi da amministrazioni verso le quali vanta un credito derivante da precedenti rapporti contrattuali. Lo status di cliente esercente la Salvaguardia non sarebbe una condizione sufficiente per il rifiuto. Tuttavia, in questi casi, il fornitore potrebbe comunque sottrarsi all’esecuzione dell’ordinativo in relazione al particolare funzionamento del processo di switching per i clienti serviti in regime di Salvaguardia.

Lo Switching dei clienti finali serviti in Salvaguardia

Per poter materialmente richiedere lo switch al distributore, il fornitore che riceve un ordinativo dal cliente servito in regime di Salvaguardia, ai sensi della delibera Delibera Arg/elt 4/08 art.8.2, è tenuto a impegnarsi a pagare, su richiesta del fornitore uscente, gli ultimi due cicli di fatturazione insoluti.

Delibera Arg/elt 4/08 – Articolo 8 “Switching dei clienti finali serviti in Salvaguardia”
Comma 8.2. La richiesta di switching contiene, a pena di irricevibilità, la proposta irrevocabile del venditore entrante di acquistare, secondo le modalità di cui ai commi 8.4 ed 8.5 ed alle condizioni economiche di cui al comma 8.6, l’eventuale credito dell’esercente la Salvaguardia, nei confronti del cliente finale, relativo alle due ultime fatture emesse per il servizio prestato. La proposta irrevocabile deve essere sospensivamente condizionata al fatto che, alla data di cui al comma 8.5, il proponente sia ancora utente del dispacciamento dei punti di prelievo oggetto della proposta.

Per tale ragione, difficilmente un fornitore è disposto ad accettare ordini da amministrazioni in regime di Salvaguardia senza adeguate garanzie. Per lo stesso motivo, anche se non esplicitamente indicato nel capitolato tecnico Consip, il fornitore è legittimato a non dar seguito all’ordinativo se questo non è accompagnato da sufficienti garanzie che esonerino il fornitore entrante da eventuali rivalse da parte del fornitore uscente. Tali garanzie sono rappresentate spesso da dichiarazioni aggiuntive da produrre unitamente all’ordinativo. Per i dirigenti delle amministrazioni con serie difficoltà finanziarie, il contenuto delle dichiarazioni è difficilmente sottoscrivibile per le responsabilità aggiuntive che esse sottendono.

Qual è l’esito finale? Le amministrazioni con maggiori difficoltà finanziarie restano nell’inferno della Salvaguardia, continuando a pagare cifre esorbitanti per l’energia elettrica, o meglio a maturare posizioni debitorie sempre più insostenibili, che aggravano ulteriormente la situazione. La sensazione che abbiamo è che non siano poche le amministrazioni che versano in questa situazione, ed i tagli ai trasferimenti agli enti locali non stanno certo aiutando. La prova che il fenomeno sia in crescita è rappresentata anche dall’esito delle gare per l’individuazione del fornitore esercente la Salvaguardia. Ad ogni nuova edizione, il parametro omega è aumentato raggiungendo i livelli attuali, impensabili fino a qualche tempo fa (sul tema Le tariffe del Servizio di Salvaguardia dell’Energia Elettrica e Quanto costa il Servizio di Salvaguardia ad un Comune?).

Uscire dalla Salvaguardia è il primo passo per razionalizzare la spesa energetica lungo il percorso dell’attuazione della Spending Review in materia di energia. Noi di ControllaBolletta.it possiamo fornire supporto concreto alle amministrazioni che intendono perseguire con successo il traguardo della riduzione della spesa.

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