Quote Fisse Energia Elettrica: sono evitabili?

Quote fisseQuali sono e quanto incidono le quote fisse sulla bolletta elettrica? Un approfondimento sulla PCV, la quota fissa sulla componente energia, non dovuta per le amministrazioni convenzionate con Consip.

La bolletta elettrica nel nostro paese è estremamente complessa, e presenta una quarantina di componenti, alcune variabili in funzione dei consumi (o della potenza), altre fisse. In questo articolo cerchiamo di approfondire l’incidenza delle quote fisse, ovvero di quegli oneri mensili che vengono pagati indipendentemente dai consumi. Se i consumi medi annui per POD sono contenuti, ad esempio inferiori a 20.000 kWh, come di solito accade per le utenze di amministrazioni comunali, l’incidenza delle quote fisse sul costo energetico non va sottovalutato.

Con la nuova Bolletta 2.0 è più difficile individuare le quote fisse

Per rendere la bolletta più semplice e trasparente, da gennaio 2016 l’Autorità ha lanciato l’iniziativa Bolletta.2.0, che ha imposto ai venditori di energia un formato semplificato di Bolletta elettrica che fosse più facile da comprendere. Con la semplificazione di Bolletta 2.0, il venditore non è tenuto a presentare il dettaglio del calcolo, ed il consumatore può visionare solo dati di sintesi e un paio di grafici. In pratica, visto che i consumatori si lamentavano della complessità della bolletta, si è pensato bene di risolvere il problema evitando di esporre il calcolo. Occhio non vede… testa non duole!

A nostro giudizio la perdita del dettaglio non aumenta la trasparenza, semmai impedisce a molti clienti di capire esattamente cosa si stia pagando. La transizione verso il mercato libero dovrebbe passare dall’educazione dei consumatori, che dovrebbero essere consapevoli delle proprie scelte. Togliendo il dettaglio del calcolo, si è tolto a molti consumatori l’occasione di informarsi. Piuttosto, sarebbe stato meglio se si fosse semplificato il calcolo, ad esempio prevedendo aliquote aggregate. Ad esempio, per il dispacciamento si potrebbe passare da 7 componenti variabili a 1. Per gli oneri di rete dalle attuali, da 16 a 2: una per la parte variabile e una per la parte fissa. 

Ritornando al tema dell’articolo, la mancanza del dettaglio rende più complicata l’individuazione delle quote fisse, la comprensione della loro incidenza, e rende quasi impossibile la comparazione di tariffe tra vari operatori.

Ogni tipologia di utenza ha la sua quota fissa

La quota fissa per sua natura dovrebbe essere semplice da determinare, visto che è fissa e non dipende dai consumi. Nel nostro sistema elettrico anche la quota fissa è per molti un mistero. Infatti, sono presenti quote fisse tra gli oneri di dispacciamento e nella tariffa di trasporto. Tra gli oneri di sistema, le quote fisse sono addirittura quattro: A2, A3, A5, UC6 (per dovere di cronaca, precisiamo che le componenti menzionate hanno anche una parte variabile in funzione dei kwh consumati).

La seguente tabella sintetizza il costo mensile che si pagherebbe per quattro diversi livelli di potenza contrattuale con consumi quasi zero, ovvero con una potenza massima mensile in prelievo di 1 kw.

Quote fisse

La potenza contrattuale incide sulla bolletta solo fino a 16,50 kW

La tabella mostra quote fisse piuttosto variabili tra una tipologia e l’altra, con la parte più rilevante rappresentata dalla “Quota Potenza”, calcolata sulla potenza dell’utenza. E’ bene sottolineare che esiste una profonda differenza nel calcolo della “Quota Potenza” a seconda che l’utenza abbia una potenza contrattuale superiore o inferiore alla soglia dei 16,50 Kw. Fino a 16,50 Kw il costo è calcolato sulla potenza contrattuale, indipendentemente da quanta potenza sia stata effettivamente utilizzata. In questi casi, anche con consumi quasi a zero, la spesa arriva fino a 55,69 €/mese (oltre IVA). Viceversa, se la potenza contrattuale supera i 16,5 kW, la Quota Potenza è calcolata sulla potenza massima in prelievo rilevata nel mese di riferimento. In pratica, se la potenza contrattuale supera i 16,5 kw e si consuma 0 kWh, la potenza massima in prelievo sarà 0, e di conseguenza non si pagherà nulla come Quota Potenza. Quindi, se pensate di ridurre la potenza di una utenza con più di 16,50 kW per risparmiare sulla bolletta, state perdendo tempo e … probabilmente denaro.

Occhio alle quote fisse sulla Componente Energia. Cos’è la PCV?

La componente energia, o materia prima, rappresenta l’unica parte della bolletta che rimane nelle tasche del fornitore. Le modalità di determinazione della componente energia sono definite dal contratto sottoscritto dalle parti e, naturalmente, possono prevedere anche una quota fissa.

Per i clienti del mercato di tutela, dove le condizioni economiche sono interamente definite dall’Autorità, la componente energia contiene una componente fissa, chiamata PCV (Prezzo Commercializzazione Vendita), pari nel 2017 a 114 euro annui (circa 9,50 €/mese). E’ bene precisare che tale componente è prevista per il mercato di Tutela, e rappresenta una parte di ricavo dell’esercente il servizio di Tutela per remunerare la sua attività. Non è certamente obbligatorio inserire la PCV nei contratti di mercato libero.

I fornitori di energia giocano sull’equivoco, inserendo nei contratti il pagamento della PCV, unitamente a dispacciamento e distribuzione. Un esempio aiuta a capire meglio l’approccio. Di seguito, un estratto di un contratto di mercato libero di un importante venditore di energia. Nelle condizioni economiche, dopo aver indicato in grassetto e chiaramente la tariffa contrattuale calcolata sui consumi di energia, viene inserita la seguente frase:

“Il cliente è inoltre tenuto al pagamento degli oneri di dispacciamento, di un eventuale corrispettivo determinato dal Fornitore in relazione agli oneri di sbilanciamento (di cui all’art. 3.4 d) delle CGF e il corrispettivo a remunerazione delle attività commerciali svolte dal Fornitore (PCV), che saranno applicati dal Fornitore nella misura definita dall’AEEGSI e dalla stessa di volta in volta aggiornati.”

Il consumatore che sottoscrive tale contratto, quando legge che la PCV sarà applicata dal fornitore “nella misura definita dall’AEEGSI“, è indotto a credere che si tratti di una delle decine di componenti che sono dovute per legge, come se fosse una tassa. Ovvero crede che tale componente non rappresenti un elemento da prendere in considerazione nel confrontare due diverse offerte. In queste condizioni, tutti i fornitori sono indotti ad uniformare i contratti. Il venditore che non prevedesse la PCV nel proprio contratto, rinuncerebbe ad una parte di ricavo senza aumentare per questo le chance di fare più clienti.

E’ un classico esempio di come le asimmetrie informative creino disfunzioni che impediscono il corretto funzionamento del mercato libero.

Per le PA il problema non si dovrebbe porre, visto che sono obbligate ad aderire a Consip o ad altre Centrali di Committenza, che di solito non inseriscono quote fisse nelle Convenzioni. Ad esempio con Consip non è dovuta nessuna quota fissa sulla componente energia, sia per la Convenzione Energia Elettrica sia per la Convenzione Gas Naturale.

La prossima settimana pubblicheremo degli esempi pratici con i quali misureremo l’incidenza delle quote fisse in bolletta. In particolare verificheremo il livello di consumi