Elettricità, se il prezzo fisso (finalmente) è da valutare (Utenti Registrati)

A gennaio crollano i prezzi a termine dell’energia elettrica. Per la decorrenza di maggio Prodotto Fisso Consip verso 50 €/MWh.

Meglio fisso o variabile? Sono due anni che rispondiamo senza indugio “evitate il prezzo fisso!”. Per le PA che si accingono a trasmettere l’ordine di adesione alla Convenzione Consip EE17, per la decorrenza di Maggio la nostra posizione diventa neutrale. Grazie al calo di gennaio sul mercato dei derivati sull’energia elettrica, comprare a prezzo fisso diventa un’opzione da prendere in considerazione.

La PA fissata per la fissa

Negli ultimi due anni convincere il dipendente pubblico a comprare energia a prezzo variabile non è stato un compito facile. Nella scelta tra fisso e variabile quasi sempre la scelta cade sul prezzo fisso, senza nessuna valutazione di carattere economico. Il prezzo fisso è la scelta naturale, considerato l’interesse dell’Ente Pubblico alla programmazione della spesa e l’obiettivo di ridurre il rischio di trovarsi senza risorse sufficienti a far fronte agli impegni di bilancio. Probabilmente è anche un fatto culturale. Come riportato nel Rapporto annuale sull’attività di monitoraggio dell’ARERA (Rapporto 527/2019/I/com ) “Nel 2018 per il settore elettrico l’85,9% dei nuovi contratti siglati dai clienti domestici consistevano in offerte a prezzo fisso

Cos’ha il prezzo fisso che non va? Negli ultimi due anni, a causa dei costi elevati delle coperture, il prezzo fisso è stato semplicemente troppo caro. Dalla primavera del 2018 a dicembre 2019, fissare il prezzo per 12 mesi ha significato accettare un livello di spesa di almeno 10 €/MWh in più. Chi ha acquistato a prezzo fisso ha accettato di pagare un 20% in più rispetto al prezzo variabile del mese di sottoscrizione. In pratica, per recuperare quanto pagato in più, bisognava augurarsi una esplosione dei prezzi oltre il 40%!

E se non succede nulla? Abbiamo pagato inutilmente un prezzo molto alto.

E se nel frattempo, come effettivamente è successo, il mercato scende? Ci siamo fatti molto male. Nei casi più clamorosi abbiamo pagato più di quanto avremmo pagato in regime di Salvaguardia. Nei prossimi giorni pubblicheremo un approfondimento del maggiore costo pagato per il prezzo fisso nel 2019.

Semplificando al massimo il ragionamento, comprare a prezzo fisso era poco conveniente a causa del costo eccessivo della “polizza assicurativa” a copertura del rischio di variazioni sfavorevoli dei prezzi del mercato elettrico. Negli ultimi 40 giorni il mercato è cambiato.

Il mercato a termine si normalizza

Un indicatore del costo di tale “polizza assicurativa” è costituito dal differenziale tra i prezzi a termine dell’energia elettrica e i prezzi spot. In parole più semplici, tra il prezzo che gli operatori pagano per l’energia con consegna nei mesi futuri, rispetto al prezzo dell’energia elettrica con consegna il giorno successivo. Il prezzo futuro è il riferimento per determinare il prezzo fisso, il prezzo spot (PUN mensile) è il parametro per il prezzo variabile.

Per quasi due anni tale differenziale è stato molto elevato. Ne abbiamo parlato in un articolo di maggio 2018, quando scrivemmo un articolo dal titolo molto chiaro: “Consip EE15: Fornitura energia a prezzo fisso? No Grazie”.

Nel grafico di allora, evidenziammo la dinamica dei prezzi a termine che subirono un’improvvisa impennata di almeno 10 €/MWh, a fronte di un prezzo spot sostanzialmente debole. Il movimento di allora anticipò la dinamica rialzista del secondo semestre del 2018. Nel grafico seguente riproponiamo la fotografia del mercato elettrico scattata a fine maggio 2018.

PUN 2018 atteso
Da allora i prezzi dei derivati sull’energia si sono mantenuti stabilmente sopra i 60 €/MWh, su livelli superiori ai prezzi medi mensili del mercato spot rilevati dall’indice PUN. Probabilmente, ha contribuito al mantenimento di tale situazione la preoccupazione che i programmi di manutenzione delle centrali nucleari francesi potessero determinare ulteriori cali produttivi.

Dopo quasi due anni di prezzi a termine “pompati”, negli ultimi 40 giorni il mercato si è normalizzato. I prezzi a termine si sono letteralmente “sgonfiati”, in netta controtendenza con quanto rilevato sul mercato spot.

Quanto durerà la normalità?

Il ridimensionamento dei prezzi a termine del mercato elettrico fa scendere il costo delle coperture e gli operatori possono costruire offerte a prezzo fisso su livelli accettabili. Secondo la nostra lettura del mercato, per le amministrazioni pubbliche che devono aderire alla Convenzione Consip, un prodotto fisso a 50 €/MWh raggiunge un’area di neutralità.
Per quanto tempo durerà la normalità? Risulta difficile parlare di normalità, proprio nei giorni in cui il tema dominante sui mercati internazionali è rappresentato dalle conseguenze sull’economica globale del coronavirus.
Il coronavirus sta letteralmente contagiando anche i mercati che temono un rallentamento globale dell’economica mondiale, con inevitabile calo della domanda di energia e dei relativi prezzi.
Nei prossimi giorni sarà certamente interessante approfondire tali dinamiche. Nel frattempo, le PA che avessero il contratto di fornitura di energia elettrica in scadenza a fine aprile, possono finalmente prendere in considerazione l’acquisto a prezzo fisso.

Giuliano Sarricchio – BenchSmart srl

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