Caro energia: gli acquedotti possono lavorare in perdita!

Definiti i criteri tariffari per il biennio 2022/23. Per l’Arera il costo dell’energia elettrica dei gestori del sevizio idrico sarà di appena 154 €/MWh (all inclusive).

Se una impresa energivora vede triplicato il costo dell’energia elettrica, ha due possibilità: aumentare i prezzi o chiudere.

Se l’impresa svolge un servizio pubblico essenziale, non può chiudere e i prezzi vengono decisi dal regolatore. Se il soggetto regolatore è lo stesso che regola il settore energetico, ci si aspetterebbe un adeguamento in linea con il disastro che si sta consumando sui mercati.

L’Arera dovrebbe essere perfettamente a conoscenza che il mercato energetico sta vivendo la peggiore crisi del 1973. Dovrebbe sapere che a dicembre il valore atteso dal mercato elettrico per il 2022, consultabile dando uno sguardo ai prezzi espressi dal contratto Cal -22, ha registrato un valore medio vicino a 200 €/MWh. Dovrebbe sapere che per le utenze in media ed alta tensione non c’è stato nessun taglio degli oneri di sistema, che ammontano a circa 40 €/MWh.

Considerando accise, distribuzione e dispacciamento, il costo atteso per il 2022 non dovrebbe essere inferiore a 250 €/MWh. Secondo l’Arera quanto costerà l’energia elettrica ai gestori del servizio idrico?

Lo ha deciso nel documento di consultazione dello scorso novembre “489/2021/R/IDR – Orientamenti per l’aggiornamento biennale (2022-2023) delle predisposizioni tariffarie del servizio idrico integrato”, successivamente confermato nel provvedimento del 30 dicembre 2021. Nel 2022 l’energia elettrica costerà agli acquedotti solo 154 €/MWh, tutto compreso!

Un parametro fuori mercato

Sarebbe una buona notizia, se non fosse un parametro completamente fuori dal mercato.

Sorge spontanea una domanda. Se una qualunque azienda considerasse per il budget 2022 un costo dell’energia elettrica di 154 €/MWh, riuscirebbe a pagare le bollette?

Una qualunque stazione appaltante che avesse effettuato una gara per l’acquisto di energia elettrica con tali parametri, si sarebbe trovata con una gara deserta. Nella seconda parte del 2021 è stato complicato acquistare a prezzo fisso per qualsiasi azienda privata, figuriamoci per un soggetto pubblico che deve rispettare i tempi definiti dal codice degli appalti.

Purtroppo, nonostante il sorprendente ottimismo dell’Autorità, il costo dell’energia elettrica per i gestori del servizio idrico sarà molto più alto, specie per i tanti enti che non hanno avuto la possibilità di avere accesso ad una tariffa fissa.

Limitati margini di adeguamento

Di fronte all’evidenza dei fatti, con la delibera 639/2021/R/IDR del 30 dicembre 2021, che stabilisce i criteri tariffari del servizio idrico nel biennio 2022/23, l’Arera ha fatto una concessione. Ha previsto la possibilità di definire una tariffa del servizio idrico considerando un costo dell’energia elettrica più alto, fino al 25% del costo del 2020. Una concessione decisamente deludente, se si pensa che il costo medio della materia prima all’ingrosso espresso dal PUN è stato nel 2020 di 39 €/MWh e quello atteso per il 2022 si avvicina a 200 €/MWh. Come si può pensare che il 25% di incremento sul costo del 2020 sia soddisfacente?

Nessuna considerazione del tipo di contratto

Le ingiustizie non finiscono qui. Il costo atteso per il 2022 sarà profondamente diverso a seconda del tipo di tariffa. Chi ha avuto la fortuna di riuscire a fissare il prezzo prima di dicembre 2021 pagherà meno della metà rispetto a chi ha una tariffa variabile (per un approfondimento Disastro mercati energetici: ultimo treno per il prezzo fisso?). Il costo può dunque essere molto diverso per fattori esogeni alla gestione del servizio idrico.

Purtroppo, queste considerazioni non le abbiamo trovate nella deliberazione 639/2021/R/IDR. Si ragiona ancora in termini di “costo medio di settore della fornitura elettrica”, come se tutti gli Enti avessero lo stesso costo. Si ignora un aspetto fondamentale. Nel 2022 il costo dell’energia sarà profondamente diverso a seconda del tipo di contratto di fornitura, con costi industriali per l’erogazione del servizio idrico profondamente diversi. Non tener conto di queste differenze comporta profonde ingiustizie, con gestori del servizio idrico che lavorano in perdita e altri che portano a casa risultati positivi, indipendentemente dalle capacità gestionali.

La crisi energetica in atto è destinata ad avere profonde ripercussioni sui costi operativi ti tutti gli energivori, compresi gli acquedotti che operano in un mercato regolato e non possono intervenire sui prezzi. E’ il soggetto regolatore che deve gestire l’emergenza. E’ il soggetto regolatore che deve individuare i parametri corretti per garantire la sostenibilità economica delle aziende che operano in un settore strategico come l’acqua. Se il soggetto regolatore dell’acqua regola anche l’energia, non sono ammessi errori.

Quale sarà il reale impatto della crisi energetica sul conto economico del 2022? Anche di questo parleremo nel Live Webinar gratuito. Meglio fisso o variabile? Analizziamo i mercati energetici.

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