lunedì, 11 Maggio, 2020

Bolletta elettrica: Come ridurre le quote fisse? (Utenti Registrati)

Bolletta elettrica: Come ridurre le quote fisse? (Utenti Registrati)

Se si paga più per la potenza che per l’energia prelevata, c’è qualcosa che non va. Non è giusto spendere più per la “potenzialità” che per l’effettivo consumo. Se le potenze sono sovradimensionate, è necessario intervenire.

Il problema delle potenze sovradimensionate è particolarmente diffuso nella PA. Elaborando i dati degli oltre 7.000 POD da noi gestiti, abbiamo scoperto che una quota considerevole di utenze ha una potenza contrattuale sovradimensionata rispetto all’effettivo fabbisogno. Per tali utenze, si è sottovalutato l’aspetto economico quando sono state operate le scelte in fase di allaccio, anche perché fino al 2017 i costi per la potenza erano tutto sommato contenuti. Anche alla luce dell’aumento del peso in bolletta delle quote fisse, è necessario intervenire, almeno nei casi in cui il costo per la potenza supera la spesa per i consumi (si veda Quanto pesano le quote fisse sulla bolletta elettrica?).

Per quali tipologie di utenze valutare una riduzione di potenza?

Ha senso parlare di riduzione di potenza solo in alcuni casi. Infatti, il meccanismo di calcolo degli oneri della bolletta elettrica è profondamente diverso a seconda della tipologia di utenza.

In primis, occorre escludere le utenze di Pubblica Illuminazione, che non sono soggette a quote fisse.

Altro distinguo va fatto per le utenze più grandi: le utenze in Media Tensione e le utenze in Bassa Tensione con una potenza superiore a 30 kW. In questi casi, i costi legati alla potenza sono calcolati sulla potenza massima mensile effettivamente prelevata. Se ho consumi che determinano un utilizzo della potenza, pago; se i consumi sono bassi e la potenza richiesta è inferiore alla potenza contrattuale, non devo preoccuparmi. In questi casi, non ha senso pensare ad una riduzione di potenza.

Un discorso un po’ più complesso riguarda le utenze di Bassa Tensione con una potenza compresa tra 16,50 e 30 kW. Su questo punto le delibere dell’Autorità sono tutt’altro che chiare, e in questa sede preferiamo non commentarle. In linea generale, se le utenze hanno una potenza compresa tra 16,50 e 30 kW, il costo in bolletta si applica sui prelievi effettivi, ovvero sulla massima potenza del mese.

Tale regola è però soggetta ad un’eccezione, nel caso in cui il contatore fosse dotato di limitatore di potenza. In tale caso, il meccanismo di determinazione del costo della quota potenza è analogo a quello che vedremo per i POD in bassa tensione con potenza contrattuale inferiore a 16,50. Quindi, avere il limitatore comporta un maggiore costo, perché ogni mese mi ritrovo in bolletta un corrispettivo calcolato sull’intera potenza contrattuale anche se i consumi fossero minimi. Tale circostanza è mitigata in minima parte dal “regalo” costituito da una potenza disponibile incrementato del 10%, come avviene per le utenze con potenze contrattuali inferiori.

Visto che la presenza del limitatore è un elemento necessario al calcolo dei costi, sarebbe giusto informare il consumatore della sua presenza. Purtroppo non è così. L’aspetto sorprendente è che tale informazione non è neanche nella disponibilità dei fornitori! Non ci risulta l’esistenza di un campo “limitatore sì” o “limitatore no” nel SII (Sistema Informativo Integrato), il sistema che gestisce i flussi informativi del settore elettrico. Solo il distributore è a conoscenza del dato, e i venditori fatturano l’ammontare delle potenze per la definizione degli oneri di distribuzione in base a quanto comunicato dal distributore. Un dato di fatto è che la presenza del limitatore fa lievitare parecchio le quote fisse. Il consumatore non può conoscere tale dato dalla bolletta, ma può intuirlo. Se la potenza supera i 16,50 kW e la potenza fatturata coincide ogni mese con la potenza contrattuale, è presente il limitatore. Sarebbe bello poter chiedere al distributore, per il tramite del venditore, “puoi togliermi il limitatore?”. Purtroppo non è possibile. Per comprensibili motivi di sicurezza, il distributore ha piena discrezionalità nello stabilire se il limitatore è, o meno, necessario.

Nella panoramica dei possibili meccanismi di calcolo del quantitativo di potenza fatturato in bolletta, chiudiamo con la casistica più frequente: utenze in bassa tensione con potenze inferiori a 16,50 kW. Si tratta di POD per i quali la fatturazione avviene in base alla potenza contrattuale. Il fornitore mi garantisce tale potenza, concedendomi una potenza disponibile aggiuntiva pari al 10%. Il classico esempio è quello della bolletta di casa con una potenza di 3 kW. Pago ogni mese sui 3 kW, ma la potenza effettivamente disponibile è del 10% superiore, ovvero 3,3 kW.

Di quanto ridurre la potenza contrattuale?

La risposta non è così semplice. Ridurre eccessivamente potrebbe creare spiacevoli interruzioni, che vanno sempre evitate. Proprio per il timore di non avere potenza sufficiente, si tende a sovradimensionare la richiesta di potenza, specie nelle PA. Chi decide il dimensionamento non ha nessun interesse a prendersi rischi: “meglio tenersi larghi!”. E’ un approccio comprensibile che, purtroppo, con la crescita esponenziale dei costi per la potenza, è diventato particolarmente oneroso per le casse dell’ente.

Se stare larghi è costoso, stare stretti può essere molto pericoloso. Eventuali limitazioni all’attività, causati da una potenza insufficiente, non sono in ogni caso ammissibili.

Dove intervenire? In linea teorica la risposta sarebbe semplice. Prendiamo le bollette degli ultimi 12 mesi. Controlliamo la potenza massima assorbita nel periodo. Se la potenza massima fosse ampiamente sotto la potenza contrattuale, operiamo una riduzione.

Il ragionamento non fa una piega. Peccato che tale approccio non sia universalmente praticabile. Incredibile ma vero, non tutti i fornitori indicano in bolletta la potenza massima in prelievo!

Il “GLOSSARIO DELLA BOLLETTA PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA” pubblicato sul sito dell’Autorità definisce il “Livello massimo di potenza prelevata. È il livello massimo della potenza effettivamente prelevato in ciascun mese, come rilevato dal contatore del cliente. Tale informazione può consentire al cliente di compiere scelte più consapevoli ed informate sul livello di potenza contrattualmente impegnata ottimale”. Se la stessa Autorità sente il bisogno di sottolineare l’importanza di una data informazione, penserete che la potenza massima prelevata sia uno di quegli elementi che ritroviamo in tutte le bollette elettriche. Visto che è forse l’unica informazione, insieme al costo unitario della componente materia prima, che può fornire indicazioni sulla qualità del proprio contratto, fondamentale per fare scelte consapevoli, penserete “Figurati se l’Autorità non ha definito chiaramente tale dato!”.

Incredibile ma vero, la potenza massima mensile non è sempre indicata in bolletta. Il dato sulla potenza massima in prelievo è sempre presente solo se rappresenta un parametro per quantificare la spesa, ovvero quando la potenza è superiore a 30 kW, o sopra 16,50 kW se non c’è il limitatore di potenza.

In pratica, la potenza massima mensile è esposta solo quando il fornitore deve fare i conti. Il consumatore interessato a “compiere scelte più consapevoli ed informate sul livello di potenza contrattualmente impegnata ottimale” non trova tale fondamentale informazione in bolletta. Consideriamo questa una clamorosa mancanza, che si somma tristemente alla mancata indicazione del dettaglio dei corrispettivi contrattuali della “imbarazzante” Bolletta 2.0 che, fortunatamente, non trova applicazione per le utenze della Pubblica Amministrazione.

Lasciati liberi di indicare o meno il dato sulla potenza, sono pochi i fornitori che la espongono chiaramente. Tra questi troviamo troviamo Hera Comm.

Nell’esempio, l’estratto di una bolletta Hera Comm di una utenza di 15 kW, con un consumo annuo di 15.000 kWh.

Bolletta Hera Comm esempio consumo elettrico 15.000 kWh annui con grafico fasce orarie e potenza massima mensile

Non è necessaria una laurea in ingegneria per capire che, se negli ultimi 12 mesi non ho mai superato 10 kW di potenza, non ha senso pagare ogni mese per 15 kW.

Sarebbe tutto molto semplice se avessimo tale informazione. Purtroppo, gran parte dei fornitori non offre tale livello informativo, costringendoci a fare ipotesi basate sui consumi. Se i consumi sono bassi, riduciamo. Se sono vicini allo zero, valutiamo anche una cessazione.

L’approccio di ControllaBolletta.it

I nostri clienti sono tutti soggetti multisito con una media di 100 POD attivi. Se per le utenze con potenza fino a 16,50 kW (e tra 16,50 e 30 kW con limitatore) i fornitori non indicano in bolletta il dato della potenza massima in prelievo, possiamo ricavare utili indicazioni analizzando i consumi. Qual è il consumo minimo sotto il quale la potenza contrattuale risulta sovradimensionata?

L’approccio che utilizziamo per definire le soglie di consumo sotto le quali operare una riduzione sono basate sulle ore di funzionamento minime. Facciamo un esempio pratico.

Per il nostro POD di 10 kW di potenza, ipotizziamo che nell’arco di un mese gli impianti serviti funzionino almeno 4 ore. Considerato che nell’arco delle 4 ore di funzionamento gli impianti possono consumare al massimo 40 kWh, solo per i POD con consumi inferiori a tale soglia, sorge l’opportunità di operare una riduzione.

Aumentando il numero di ore di funzionamento, aumenta la soglia di consumo, nonché la platea di POD per i quali potrebbe essere operata la riduzione. Aumentando il numero di ore, aumentano i risparmi conseguibili, ma anche i rischi di operare riduzioni eccessive. E’ doveroso un approccio prudente, che deve essere valutato caso per caso, tenendo conto del livello di continuità dei prelievi di energia. Ad esempio, le utenze al servizio dello Stadio o ad altri usi soggetti a prelievi intensi ma limitati nel tempo, sono escluse dal ragionamento. Resta fondamentale la valutazione dell’Energy Manager o del tecnico preposto, che dovrà sempre avere l’ultima parola.

Report mensile BenchMonitor con analisi riduzione potenza: 108 POD, risparmio 1.346€, consumo 4.031 kWh

Nei report che mandiamo mensilmente ai nostri clienti, abbiamo aggiunto una sezione chiamata “Risparmi conseguibili da gestione quote fisse”. Il report è prodotto ipotizzando la situazione standard di 4 ore di funzionamento mensili, e contiene l’indicazione dei POD da attenzionare, con l’indicazione dei consumi della potenza attuale, della potenza obiettivo e dei risparmi conseguibili. Il risparmio minimo richiesto è di 100 euro annui.

Nonostante l’approccio estremamente prudente, i POD con potenza sovradimensionata sono molto più numerosi di quanto si pensi.

Per le utenze con opzione tariffaria BTA5, di potenza compresa tra 10 e 16,50, il 50% dei POD ha una potenza sovradimensionata.

Tabella POD riducibili per tipologia trasporto elettrico, consumi annui e potenza sovradimensionata in kWh

La riduzione di potenza è un’attività che porta risultati di tutto rispetto e che può essere effettuata una tantum, con benefici anche negli anni successivi. L’aspetto che ci piace sottolineare è che in molti casi i risparmi conseguibili superano il costo del nostro servizio.

I risparmi conseguibili

A quanto ammontano i risparmi? Probabilmente ne parleremo nel prossimo articolo. Nel frattempo, ne daremo anticipazione nel corso del Live Webinar di giovedì 14 maggio 2020 dal titolo Come ridurre le quote fisse sulla bolletta elettrica?, destinato a dipendenti pubblici.

Condividi