Mercati energetici. Passata la crisi, restano le cicatrici

L’andamento laterale ribassista dei prezzi di energia e gas ci fa credere che la crisi energetica sia finita.

Quali sono le prospettive per il 2024?

Quali sono le “cicatrici” lasciate dopo il passaggio della tempesta?

Cosa cambia nella gestione delle forniture energetiche?

Il mercato ha trovato un nuovo equilibrio

La tendenza ribassista dei prezzi di energia elettrica e gas nel corso del 2023 ha confermato la cessazione della crisi energetica. Le tensioni sui prezzi osservate nel biennio 2021-2022, causate dall’improvvisa modifica nelle modalità di approvvigionamento di gas naturale, dal tubo al GNL, sono rientrate.

La debole domanda di gas, l’abbondante disponibilità di GNL, accompagnata da una maggiore capacità di rigassificazione, nonché la ripresa della produzione idroelettrica, hanno ristabilito l’equilibrio tra domanda e offerta, determinando una stabilizzazione dei prezzi. Nel corso del 2023 i prezzi spot di energia elettrica e gas hanno avuto un movimento laterale ribassista, che ha smentito le previsioni di crescita che i prezzi a termine di inizio 2023 scontavano per la seconda parte dell’anno.

Non sono mancati i momenti di tensione. L’ultimo episodio lo abbiamo vissuto lo scorso ottobre, nei giorni successivi all’attacco di Hamas in Israele. Il prezzo del gas con consegna a febbraio, dopo aver toccato il massimo a 60 €/MWh, è letteralmente crollato, fino a toccare il minimo a 30 €/MWh nel primo giorno di scambi del nuovo anno.

Cosa succederà nel 2024?

I prezzi dell’energia elettrica hanno seguito la stessa dinamica. Dalla metà di ottobre ad oggi i prezzi future dell’energia con consegna nel 2024 si sono ridimensionati del 30-35%. La curva dei prezzi esprime un valore del PUN per il 2024 tra i 90 e i 110 €/MWh.

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Su questi livelli è ragionevole ipotizzare un rimbalzo tecnico determinato dalle ricoperture degli operatori che hanno necessità di acquistare per fissare i prezzi per prossimi mesi o dei trader che, dopo aver scommesso sulla discesa, prendono beneficio. Al netto di possibili rimbalzi tecnici, la tendenza di fondo resta laterale/ribassista.

I prezzi restano ancora elevati e, in mancanza di eventi in grado di incidere su domanda e offerta di gas, ci aspettiamo prezzi di energia elettrica e gas nel corso del 2024 con una dinamica simile al 2023.

Come titola il nostro articolo, la crisi è passata ma restano le “cicatrici”, ovvero un mercato con alta volatilità, contratti di fornitura più onerosi con spread più alti rispetto al passato e maggiori garanzie richieste dai venditori di energia ai clienti.

Di seguito analizziamo le possibili “cicatrici” lasciate dalla crisi energetica.

La volatilità diventa strutturale

Se la cicatrice dei prezzi elevati potrebbe rimarginarsi con la prosecuzione del trend ribassista, la volatilità, invece, potrebbe rimanere ancora elevata. Al di là dell’effetto naturale conseguente allo shock subito dai prezzi durante la crisi, si teme che l’elevata volatilità possa essere una conseguenza strutturale del passaggio dal tubo russo al GNL americano.

Per i consumatori la maggiore variabilità dei prezzi si traduce in maggiori rischi di mercato. Dal punto di vista degli enti pubblici diventa molto più complicato programmare la spesa per energia elettrica e gas e gestire gli impegni di bilancio.

Dal punto di vista dei venditori di energia la volatilità ha reso meno efficienti i tradizionali strumenti di copertura, con conseguente crescita dei costi.

Spread sui contratti di fornitura di energia elettrica e gas senza precedenti

Naturalmente, la crescita dei costi degli operatori si è trasferita sulle nostre bollette. Prima della crisi energetica era piuttosto facile sottoscrivere contratti di fornitura di energia elettrica a prezzo variabile, con spread sul PUN medio mensile vicino allo zero e senza richiesta di garanzie (deposito cauzionale o fideiussione). La crisi energetica ha modificato in modo sostanziale le condizioni economiche praticate dai fornitori di energia.

Per le forniture a prezzo variabile, l’indice di riferimento della maggioranza dei contratti non è più il PUN mensile, ma il PUN orario. La richiesta di garanzie fideiussoria o di deposito cauzionale è diventata la regola. Lo spread proposto dagli operatori parte da 10 €/MWh e può superare anche i 50 €/MWh, senza che nessuno si scandalizzi per questo.

Sul fronte dei contratti a prezzo fisso si possono osservare dei veri e propri furti. Nonostante i mercati esprimano prezzi per il 2024 intorno a 100 €/MWh, si trovano tuttora contratti a prezzo fisso con un costo della componente materia prima di 200 €/MWh. I principali player del mercato propongono offerte targate “Placet”, con la documentazione contrattuale conforme alle delibere Arera, ma con prezzi per la materia prima superiori a 250 €/MWh, con punte che raggiungono i 400 €/MWh!

Come si spiega questo fenomeno? Nel corso del 2023 gli operatori hanno scaricato sugli spread i maggiori costi determinati dalla volatilità e dall’aumento dei tassi di interesse. Non dimentichiamo che la crescita dei prezzi ha determinato anche un aumento dei costi per interessi passivi, per effetto dell’accresciuto fabbisogno finanziario dei venditori di energia.

Ciononostante, la sensazione che abbiamo è che l’entità dell’aumento degli spread sia superiore all’aumento dei costi, determinando un netto aumento della marginalità. In parole semplici, gli operatori hanno approfittato della situazione per recuperare le perdite dell’anno precedente. Si tratta di un’ipotesi al momento confermata dal dato della crescita degli utili sui bilanci semestrali 2023, pubblicate lo scorso luglio dai principali operatori.

Verso il ripristino integrale degli oneri di sistema sulla bolletta elettrica

Anche sugli oneri passanti, ovvero gli oneri diversi dalla materia prima, potremmo assistere nei prossimi mesi ad un aumento dei costi.

Sulla bolletta elettrica, dopo l’azzeramento degli oneri di sistema, trimestre dopo trimestre, si sta tornando alla normalità.

Ad esempio, su una fornitura di energia elettrica di 10 kW con 10.000 kWh di consumo, nel 1° trimestre 2024 gli oneri di sistema peseranno circa 45 €/MWh. Un valore non distante dal dato medio del 2020 di circa 55 €/MWh.

Sul gas la cicatrice del costo stoccaggi dell’estate 2022

A partire dal 1° gennaio 2024, dopo oltre due anni, sulle bollette del gas si torna all’IVA al 22%. Ci auguriamo che il calo del costo all’ingrosso del gas naturale sia sufficiente ad attutire il ripristino dell’aliquota IVA ordinaria.

Sul costo del gas, oltre all’IVA ordinaria, peserà il nuovo corrispettivo, “Neutrality charge”, necessario a coprire il disavanzo di 4 miliardi di euro generato dagli acquisti operati da Snam Rete gas ad agosto 2022, per il riempimento degli stoccaggi nella fase più drammatica della crisi energetica. La nuova componente di costo è fissato a 2,32 €cent/smc nel primo periodo di applicazione.

La PA orfana dei prezzi fissi

Per le Pubbliche Amministrazioni una cicatrice della crisi energetica è rappresentata dall’abolizione dell’articolo a prezzo fisso nelle Convenzioni Consip per l’acquisto di energia elettrica e gas. Si è trattato di un intervento straordinario operato da Consip e richiesto a gran voce dagli operatori aggiudicatari delle gare (sul tema Convenzioni Consip energia elettrica e gas: sospesi i prezzi fissi).

Le PA sono state danneggiate da questa misura? Tutt’altro. I principali beneficiari della misura straordinaria sono proprio le PA. Grazie all’abolizione del prezzo fisso, deciso a marzo 2022, hanno evitato di sottoscrivere contratti che avrebbero comportato l’impegno a pagare nel 2023 i prezzi stratosferici di energia elettrica e gas fissati nel 2022. L’aspetto curioso è che tante PA si sentono danneggiate da Consip, senza sapere che i loro bilanci sono stati letteralmente salvati proprio grazie all’indisponibilità di forniture a prezzo fisso.

Spread da dissesto per il Servizio di Salvaguardia

Una delle cicatrici più profonde della crisi energetica è rappresentata dai costi proibitivi del servizio di Salvaguardia, applicato agli enti pubblici e alle aziende sprovviste di un contratto di fornitura di energia elettrica (e troppo grandi per avere diritto al Servizio a Tutele Graduali).

Le condizioni economiche definite nel mese di novembre 2022 saranno valide fino a dicembre 2024. Nelle regioni meridionali rimanere senza un contratto diventa un vero e proprio bagno di sangue, con un valore del parametro Omega che in Sicilia raggiunge il record storico di 202 €/MWh! (per un approfondimento Esiti Salvaguardia 2023-24. il Nord ride, il Sud piange).

Tra gli Enti pubblici in maggiore sofferenza, troviamo le amministrazioni comunali di Sicilia e Calabria, specie se devono farsi carico del servizio idrico e dei relativi costi energetici.

Cosa cambia nella gestione delle forniture energetiche?

Dopo la rassegna delle diverse cicatrici lasciate dalle ferite inferte dalla crisi energetica possiamo affermare che la gestione delle forniture sia molto più complessa che in passato. Nella scelta contrattuale è necessario fare più attenzione alle condizioni economiche proposte e mettere in conto la richiesta di garanzie. Nella redazione del budget la variabilità dei costi impone maggiore flessibilità che in passato, ed è quasi impossibile trovare contratti a prezzo fisso. Un passo falso può costare il Servizio di Salvaguardia con conseguenze potenzialmente disastrose.

In estrema sintesi, la gestione delle forniture energetiche è un’attività che non può più essere lasciata al caso!

Il 25 gennaio workshop riservato ai clienti: Le Novità del 2024

Dopo la pausa festiva, riprendono le attività di formazione on-line riservate ai Clienti attivi con il servizio BenchMonitor, con il quale aiutiamo le PA a gestire al meglio le forniture energetiche.
Nell’appuntamento di giovedì 25 gennaio alle ore 10.00 il focus sarà sulle novità del 2024.

Programma

  • E’ on-line il Nuovo MePA. Come cambia il processo di adesione alle Convenzioni Consip per l’acquisto di energia elettrica e gas
  • Novità BenchMonitor. Il focus del 2024 sarà sulla gestione delle anomalie di fatturazione

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